Appalti sotto la lente del TAG

Con il protocollo d’intesa, siglato oggi a Olbia da sei organizzazioni imprenditoriali e tre sindacali, è stato ufficialmente istituito l’Osservatorio Paritetico Territoriale sugli Appalti. Firmatari i vertici delle categorie produttive e delle forze sociali già aderenti al TAG – Tavolo Associazioni Gallura : AGCI, Cna, Confapi, Confartigianato, Confagricoltura, Confcommercio, Cgil, Cisl e Uil.
Obiettivi dell’Osservatorio attivare in tutta la Gallura ogni azione positiva necessaria a garantire il rispetto dei principi di legalità, trasparenza, qualità nelle procedure di affidamento degli appalti pubblici di beni e servizi; la corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali di settore, degli obblighi assicurativi, contributivi e in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro; insieme alla disciplina del passaggio dei lavoratori dall’impresa cedente a quella subentrante nella delicata fase del cambio di appalto.
Un’iniziativa quella formalizzata dal TAG  che riscontra un unico  precedente nella provincia di Cagliari, ma con un accordo limitato al settore della cooperazione, mentre in Gallura si annuncia come l’impegno al monitoraggio in tutti i settori produttivi interessati dalle procedure pubbliche di affidamento di beni e servizi. L’ambito di intervento dell’Osservatorio riguarderà l’erogazione dei servizi socio-sanitari, assistenziali, educativi, d’inserimento lavorativo; insieme alla produzione di beni destinati alla collettività da parte di micro, piccole e medie imprese agricole, industriali, cooperative, artigiane e commerciali. 
Sotto i riflettori quindi gli appalti pubblici a tutto tondo, con un’attenta sorveglianza sull’attività delle stazioni appaltanti e delle imprese aggiudicatrici dei bandi pubblici di gara. Come è stato rimarcato nel corso della conferenza stampa di presentazione del Protocollo, è fortemente avvertita l’esigenza di contrastare in modo particolare il damping contrattuale, spesso all’origine degli eccessivi ribassi nei prezzi di aggiudicazione dei lavori o nelle forniture di servizi, una pratica frequente che danneggia con forme di concorrenza sleale le imprese, che applicando correttamente le norme e i contratti  di lavoro, vengono messe fuori gioco non potendo competere su un mercato viziato da prassi distorsive delle regole.
L’iter del Protocollo si perfezionerà nei prossimi giorni con il deposito presso la Direzione Territoriale del Lavoro, l’invio ufficiale al Prefetto, agli enti locali e a tutte le pubbliche amministrazioni. L’Osservatorio si doterà di un ufficio di coordinamento che, oltre ad accogliere segnalazioni di imprese e lavoratori in ordine a procedure anomale o prezzi incongrui, avvierà un’attività di verifica diretta a misurare la qualità generale del sistema appalti in Gallura evidenziando con comunicazioni, note o pareri le eventuali criticità in fase di gara o svolgimento. Obiettivo, questo, definito “strategico” dalle organizzazioni istitutrici dell’Osservatorio per la valorizzazione delle professionalità coinvolte, anche in un’ottica di miglioramento delle competenze degli operatori pubblici e privati.
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Mater Olbia la partita è iniziata

Sarà un protocollo ufficiale, da sottoscriversi entro gennaio del 2019, a ratificare l’intesa raggiunta stamani dalle rappresentanze datoriali e sindacali del TAG – Tavolo Associazioni Gallura – e la Qatar Foundation Endowment rappresentata da Lucio Rispo, il fiduciario dell’Emirato per il Mater Olbia.
Padrini dell’accordo tra il TAG e la QFE : il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, e l’ex parlamentare Gian Piero Scanu alla cui presenza nella sala giunta si sono incontrati con Rispo i vertici del mondo produttivo e sindacale gallurese. Da quello cooperativo (AGCI), al settore primario (Confagricoltura), all’artigianato (Confartigianato e CNA), al terziario (Confcommercio) alle piccole e medie imprese (CONFAPI), CGIL,CISL e UIL.  Forte l’esigenza emersa in tutti gli interventi del TAG di partecipare a pieno titolo, e nel reciproco rispetto dei rispettivi ruoli, al processo che porterà alla realizzazione del programma di sviluppo del Qatar in Gallura. Investimento di sistema dal forte impatto economico e occupazionale sul territorio che poggia su tre  punti cardine : Mater Olbia, Air Italy, Costa Smeralda.
Si è quindi definito con l’incontro di oggi un ulteriore importante passaggio dell’interlocuzione aperta dal TAG nel 2015 con il rappresentante del Qatar e che, dopo l’apertura ufficiale degli ambulatori del Mater Olbia, entra nel vivo con l’imminente avvio della fase 2 dell’investimento che riguarderà la realizzazione del centro riabilitativo di medicina sportiva, di un hotel, di infrastrutture di servizio. Un processo che richiederà per compiersi ulteriori tre anni con il coinvolgimento di imprese e maestranze in prevalenza locali. Sono già circa il 40% le ditte isolane impiegate nei subappalti e l’impatto occupazionale dell’intero progetto a regime è stimato in circa 1.300 unità lavorative tra personale diretto e indiretto, ha riferito al TAG Lucio Rispo, il quale ha voluto sottolineare che il Mater ha non solo cambiato il volto del territorio, ma che: ”La partita inizia adesso”.   Si entra dunque nella fase operativa e il TAG avrà il suo ruolo di interlocutore privilegiato nel costruire un processo di governance dell’investimento che coinvolga l’intero territorio.
Sullo sfondo l’annunciata manifestazione di protesta dei prossimi giorni contro i finanziamenti pubblici alla sanità privata, ma il Mater è ormai una realtà che in Gallura è percepita come la conquista di un diritto inalienabile della persona: poter accedere alle cure migliori nella propria terra.  E quanto quest’esigenza fosse sentita lo dimostra l’imponente numero di prenotazioni  per   le  visite nei dodici ambulatori a giorni operativi : oltre mille alla prima apertura dei centralini. “Sarà l’unico ospedale italiano a dotarsi di due apparecchi di radioterapia e grazie al Mater Olbia tanti genitori non saranno più costretti a ricoverare i loro bambini al Gaslini” ha ricordato Lucio Rispo, sottolineando come l’operatività a pieno regime del Mater contribuirà a ridurre la mobilità sanitaria verso gli ospedali della Penisola e quindi anche l’ammontare di rimborsi, circa 60 milioni l’anno, che la Sardegna versa ad altre regioni italiane.
Il TAG ha fin da subito sostenuto l’iniziativa, nella consapevolezza del grande valore aggiunto che una struttura di altissimo livello avrebbe potuto dare in termini di servizi sanitari privati integrati con l’offerta pubblica, ma con l’incontro di oggi ha voluto sottolineare come l’interlocuzione di un importante investitore con il territorio debba necessariamente passare attraverso i suoi rappresentanti più accreditati, sia istituzionali che delle forze sociali e produttive.
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Vittime invisibili

Una realtà drammatica e sottovalutata quella della violenza assistita, delle cui gravi conseguenze si parla poco, e soprattutto non considerata dall’ordinamento giuridico italiano come una fattispecie autonoma di reato. La definizione di “violenza assistita” riporta al centro dell’attenzione i minori, i bambini e le bambine che sono le vittime collaterali, i testimoni diretti o indiretti, degli episodi di violenza che si compiono all’interno del loro nucleo famigliare.
Se ne è discusso a Olbia alla biblioteca civica Simpliciana, in occasione della presentazione del volume “La violenza assistita. Da fenomeno a reato”, alla presenza degli autori Giacomo Crovetti, avvocato, e Cristiano Depalmas docente all’università di Sassari. Promossa dal Centro Antiviolenza Prospettiva Donna, rappresentato da Patrizia Desole, rientra tra le iniziative organizzate per la ricorrenza internazionale del 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, con il patrocinio del comune di Olbia e la presenza dell’assessore alla Pubblica Istruzione, Sabrina Serra.
La pubblicazione prende le mosse dall’analisi della violenza assistita come fenomeno sociale tanto rilevante, quanto sottovalutato in particolare dal legislatore, avvalendosi di sentenze che possono rappresentare validi punti di riferimento, e con un testo che vuole essere divulgativo con l’obiettivo – hanno chiarito gli autori – di aprire un dibattito pubblico sul tema e dare la più ampia diffusione alla loro “provocazione”. Così hanno definito la proposta di aggiungere alla legge 572 del codice penale, che punisce i maltrattamenti in famiglia, l‘articolo 572 bis di cui Crovetti e Depalmas hanno redatto il testo aperto ai suggerimenti di modifiche e integrazioni da parte di chi voglia impegnarsi con loro in questa iniziativa. La violenza assistita entrerebbe cosi a pieno titolo nell’ordinamento italiano con una norma specifica che la configuri come reato autonomo e ne renda automatica la procedibilità d’ufficio.
Con l’ausilio anche di supporti video e dei disegni realizzati da bambini vittime di violenza assistita è stato spiegato durante l’incontro quali traumi questi subiscano quando tra le mura domestiche che dovrebbero proteggerli sono invece testimoni di una conflittualità negativa che sfocia nella violenza verbale, fisica, psicologica o economica nei confronti di madri, sorelle o loro fratelli. Il clima di tensione, la violenza respirata o agita generano conseguenze devastanti nelle vittime dirette come in quelle indirette. Danni visibili in disturbi del comportamento che rappresentano nei bambini il primo campanello d’allarme; traumi più gravi, invisibili o negati, che tuttavia si manifestano a distanza di tempo.
Patrizia Desole ha ricordato come Prospettiva Donna e i centri antiviolenza siano in prima linea nell’ascolto e nel sostegno ai minori vittime di violenza assistita in famiglia, ma occorre una legge per proteggerli anche sotto il profilo giuridico. Oggi la legge 572 configura  la violenza cui assistono i figli minori, in caso di maltrattamenti continuati in famiglia, come un’aggravante e non un reato autonomo, quindi non procedibile d’ufficio, e lasciando al giudice la sola facoltà di disporre eventuali misure di protezione a tutela dei minori.

Un gesto educativo

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I bambini come sempre rubano la scena. Riscaldava il cuore il sorriso dei tanti che oggi erano al fianco dei genitori impegnati come volontari nella giornata nazionale dedicata alla Colletta Alimentare, giunta quest’anno alla 22’ edizione. Numerosi i punti vendita della grande distribuzione che hanno aderito all’iniziativa anche in Gallura, intensa la partecipazione dei volontari: donne e uomini di ogni età con le pettorine gialle all’ingresso e alle casse dei supermercati.

Oltre 200 i volontari nella sola Olbia, tra veterani ma anche alla prima esperienza, organizzati in squadre che a turni si sono avvicendate per sensibilizzare all’acquisto di beni alimentari di prima necessità e non deperibili da un elenco standard predisposto dagli organizzatori. Oltre a Olbia anche Tempio, Calangianus, Luras e Budoni i comuni galluresi coinvolti nell’iniziativa che lo scorso anno nel territorio ha traguardato l’importante risultato di 12,5 tonnellate di alimenti raccolti. Un segnale del grande cuore dei galluresi che non solo in questa giornata si ricordano di aiutare chi è rimasto indietro perché grazie all’attività del Banco Alimentare le donazioni di cibo possono essere fatte tutto l’anno. Anche se il sostegno non è mai abbastanza. Il numero dei poveri nel nostro Paese ha raggiunto numeri che sfiorano i 6 milioni e fra questi i bambini rappresentano il dato più allarmante. “Non si può girare la faccia dall’altra parte, eppure alcuni ancora fingono di non aver sentito quando offrendogli un sacchetto gli spieghiamo cosa fare” ci dice un giovane volontario.

Chiediamo se sia più l’indifferenza o la conseguenza della lunga crisi economica a generare questo atteggiamento verso il dono del cibo ai poveri. La risposta chiama in causa anche un’altra ragione : la diffidenza. E rimanda a qualche vicenda giudiziaria che ha riguardato la gestione non trasparente delle donazioni e che di riflesso colpisce con un danno di immagine anche le tante associazioni che operano correttamente. Questo non ferma, anzi raddoppia l’impegno dei tanti volontari che come lui operano gratuitamente mettendo a disposizione tempo, energie, risorse nelle associazioni che in Sardegna e nel nostro Paese aiutano chi per le ragioni più diverse è in grave difficoltà. Le persone che donano vogliono essere rassicurate che il loro gesto di generosità arrivi a destinazione, a chi davvero ha bisogno del necessario all’esistenza.

Ed è un veterano della Colletta Alimentare con carte alla mano a spiegarci nel dettaglio le fasi operative della raccolta che seguono una procedura accurata e rigorosa,  che nulla lascia al caso. Tutti gli alimenti donati vengano classificati, suddivisi e inscatolati nei cartoni che ne indicano il contenuto e il peso,  riportati dai volontari nelle bolle inviate al centro nazionale del Banco Alimentare che provvede al calcolo esatto dei risultati della raccolta in tutta Italia. Dopo il temporaneo stoccaggio in un deposito custodito i pacchi della raccolta vengono trasportati negli unici due centri di distribuzione autorizzata in Sardegna : a Muros e a Cagliari. Qui solo le associazioni riconosciute dalla legge possono prelevare gli alimenti e consegnarli ai propri assistiti. “Partecipare alla colletta, anche con un piccolo contributo, è un grande gesto educativo”  ci ricorda  un volontario veterano. Allora a noi sembra ancor più importante il gesto educativo delle madri e dei padri che oggi hanno coinvolto i loro bambini nella partecipazione diretta alla Colletta Alimentare, come volontari o nell’atto del dono, anche semplicemente portandoli ad assistere a questa bella giornata di solidarietà perché il primo gesto educativo alla carità e all’amore per il prossimo nasce con il buon esempio appreso in famiglia.

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Fondo antiusura

 

 

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È stato finanziato anche per il 2019, con una dote di 18,9 milioni di euro,  il fondo statale presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze a sostegno di imprese e famiglie a “rischio usura”.

Il  Fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura (istituito dalla legge 108 del 1996) prevede l’assegnazione di risorse finanziarie a 109 Confidi e 37 tra Associazioni e Fondazioni impegnate nella lotta all’usura, che potranno così fornire garanzie per prestiti a imprese e famiglie in difficoltà economica e a rischio di cadere nello strozzinaggio. Dal  primo anno di attività (1998) a oggi, il Fondo ha erogato oltre 620 milioni di euro  a Confidi, Associazioni e Fondazioni  che hanno consentito di garantire più di 84 mila prestiti.

In Sardegna sono quattro le cooperative di garanzia o Confidi che beneficiano di risorse del Fondo e a cui  le imprese potranno rivolgersi : la  Cooperativa di Garanzia degli Artigiani e delle Piccole e Medie Imprese; la FINSARDEGNA;  la CRESFIDI e la GARANZIA ETICA.

Gli sportelli a supporto delle famiglie sono due, presso la Fondazione Antiusura Sant’Ignazio da Laconi O.N.L.U.S. a Cagliari e la Fondazione Santi Simplicio e Antonio  O.N.L.U.S. con sede a Sassari.

Aziende sempre più social

Quanto conta che un imprenditore sui canali social ci metta la faccia, esponendosi in prima persona? “Conta moltissimo” ha risposto Marina Pitzoi blogger, formatrice e consulente aziendale nel settore del social media marketing, relatrice del seminario sul tema alla Coworking Olbia dove, a una platea di imprenditori e professionisti,  ha spiegato quanto sia importante un approccio corretto e una partenza con il piede giusto. Nella scelta della piattaforma su cui posizionarsi non va mai perso di vista l’obiettivo di massimizzare visibilità, promozione e vendite. Importante anche osservare l’attività dei concorrenti  e saper sfruttare bene tutte le potenzialità offerte dai canali social, compresa quella di parlare direttamente al proprio pubblico. L’imprenditore, l’amministratore delegato, un manager dell’azienda con video brevi accompagnati da un post e gli hashtag giusti  possono facilmente raggiungere l’obiettivo di una comunicazione diretta ed efficace.
Piccole o grandi, tradizionali o innovative, start-up o consolidate sul mercato, anche le imprese sarde in tutti i settori di attività sono sempre più social, ma essere presenti non basta e la gestione efficace di una pagina aziendale richiede l’uso di strumenti complessi. Come ottimizzare i risultati in termini di vendite attraverso i canali social, su quale piattaforma promuovere la propria immagine per orientare le scelte dei consumatori verso un prodotto o un servizio aziendale, catturare l’attenzione dei nuovi  clienti che si vuole raggiungere o dialogare con la community di quelli fidelizzati, infine come e quanto investire nelle leve pubblicitarie proposte da Facebook, Instagram, Linkedin o Twitter. A queste domande e obiettivi degli imprenditori che si affacciano sui canali social rispondono gli strumenti del  social media marketing.
Definiti gli obiettivi è fondamentale individuare la strategia migliore per realizzarli. E la strategia va diversificata in relazione al settore di attività e al pubblico da raggiungere, perché i social si differenziano soprattutto per la prevalenza di una platea diversa per età e provenienza. La fascia più performante su Facebook è nell’età dai 25 ai 34 anni, gli adolescenti e gli utenti dai 18 ai 25 anni sono i più numerosi su Instagram e su Youtube.
Il primo obiettivo da centrare è una corretta analisi conoscitiva sul social media più utilizzato dai clienti potenziali di un’azienda. Il secondo passaggio consiste nell’individuare il modo migliore per raggiungerli.  Che si voglia  costruire una community di follower da fidelizzare nel tempo, che l’obiettivo sia indirizzare traffico sul sito aziendale di e-commerce o semplicemente attirare nuovi clienti tramite una maggiore visibilità della pagina la conoscenza del proprio pubblico di riferimento è fondamentale per raggiungerlo. Qui entra in gioco la psicologia e l’analisi del comportamento nelle scelte d’acquisto.  Quali motivazioni e leve inconsce determinano, al di là del potere d’acquisto, le scelte del consumatore e il suo orientamento verso un prodotto piuttosto che un altro. Una tecnica utilizzata è il growth-hacking, strumento per raggiungere gli obiettivi di business . Prima del lancio di un prodotto o di una nuova linea sul mercato o per promuovere una nuova azienda si studia il pubblico dei clienti potenziali. La platea di consumatori di riferimento viene profilata con una “tracciatura empatica” che ne mappa emozioni, paure sensazioni e reazioni verso determinati prodotti o servizi. Non è più sufficiente targetizzare il proprio pubblico in base ai semplici parametri di sesso, età anagrafica, provenienza geografica e potere d’acquisto. Ecco perché il ruolo degli influencer è diventato sempre più importante per le aziende. In tutti i settori  dalla moda, al cibo, ai viaggi, alla tecnologia, alla finanza, alla cultura riescono a  influenzare e determinare le scelte dei consumatori.
E una volta profilato il consumatore anche in base alle ragioni profonde che ne orientano le scelte d’acquisto, la fase successiva è quella della personalizzazione dei contenuti rivolti a quel target di pubblico. Si devono creare contenuti specifici per la fruizione sulle piattaforme individuate e su più dispositivi digitali. A partire dalla scelta del formato, orizzontale o verticale, delle foto e dei video che concentrano l’attenzione degli utenti su livelli differenziati. Anche i comandi interni ai social media, come gli algoritmi, rilevano più facilmente un certo tipo di immagine e di contenuto rendendolo in automatico più visibile. Oggi sono molto efficaci le Instagram Stories, i video di 15 secondi, il live in streaming per parlare in diretta con i propri follower ma anche per raccontare il lancio di un nuovo prodotto o il dietro le quinte di un’azienda, di un evento o la preparazione di un piatto per i food-blogger. Con i BOT, gli assistenti virtuali, si può raggiungere con un unico messaggio preconfezionato un’utenza molto ampia e ben definita,  come nel caso dei gestori telefonici o delle attività di assistenza. Ma anche per le aziende piccole e medie l’uso dei BOT può avere dei vantaggi, a patto di non trascurare il contatto diretto e l’approccio personale con il cliente.
Anche la strategia promozionale, quando e quanto investire nelle leve pubblicitarie che ormai tutte le piattaforme offrono va ben ponderata. I dati a livello globale certificano ancora  Facebook come il canale social più utilizzato al mondo e al primo posto anche in Italia, seguito da YouTube,  Messenger, WhatsApp ora anche con l’interfaccia business, dalla  cinese  WeChat e da Instagram.  Nella classifica mondiale si segnala l’emergente Snapchat molto apprezzata dai giovanissimi e l’affermazione di Telegram è in crescita anche in Italia dove ha conquistato il decimo posto.
La pubblicità di Facebook, studiata e sviluppata per la promozione delle piccole aziende a livello locale, offre visibilità a prezzi contenuti con riscontri immediati in termini di copertura organica del post pubblicato e delle sue interazioni,  dopo la modifica del’algoritmo più efficace rispetto alla promozione della sola pagina. La vetrina di Facebook verrà sempre più utilizzata per l’e-commerce al posto dei più tradizionali e statici siti web aziendali. E se  Instagram è la piattaforma social più utilizzata dai grandi marchi e dai brand internazionali del lusso, della moda e della tecnologia, i professionisti e le aziende non rinunciano a incontrarsi e promuovere la loro attività su Linkedin.

 

 

 

 

 

Bonus nuovi assunti in scadenza

Le imprese sarde operanti nei principali settori produttivi : agricoltura, industria, servizi, turismo sono destinatarie di un bonus, finalizzato alla riduzione del costo del lavoro, per tutte le assunzioni di nuovo personale in azienda nel periodo compreso tra il 1’ maggio e il 31 dicembre 2018.
Il bonus previsto dal bando “LavoRAS” della regione Sardegna può essere ancora  richiesto dalle aziende private, con almeno una sede operativa nell’Isola,  per tutte le nuove assunzioni effettuate entro la fine del 2018 di lavoratori  appartenenti  a due categorie distinte per fascia anagrafica : disoccupati entro i 35 anni, oppure disoccupati con un’età superiore. I nuovi assunti dovranno incrementare il numero medio di occupati in forza all’azienda nell’anno precedente l’assunzione.
Alle aziende che assumono disoccupati appartenenti a qualunque fascia di età anagrafica, il bando regionale  concede a richiesta  un bonus dell’importo di  4.000,00 euro su ciascun nuovo contratto a tempo indeterminato e anche sulle trasformazioni di contratti a tempo determinato in  tempo indeterminato. Sui nuovi contratti di lavoro stipulati a termine,  e di durata non inferiore a 12 mesi, il bonus  previsto è pari a 3.000,00 euro.
Anche sui contratti part-time, sia a termine che a tempo indeterminato, purché  con orario di lavoro non inferiore al 50% rispetto al tempo pieno, le imprese potranno richiedere l’agevolazione che verrà riproporzionata rispetto al ridotto orario di lavoro. Nel caso di assunzioni a tempo indeterminato i nuovi posti di lavoro creati dovranno essere conservati per un periodo minimo di 24 mesi dalla data di assunzione, pena la revoca dell’agevolazione. Tuttavia se il contratto di lavoro cessa anticipatamente ai 24 mesi per cause non imputabili al datore di lavoro, il contributo verrà comunque riconosciuto e non dovrà essere rimborsato dall’impresa beneficiaria.
Il bonus previsto dal bando “LavoRAS” è cumulabile con gli sgravi contributivi previsti dalla misura nazionale per promuovere  l’occupazione giovanile al sud e nelle isole fino al massimale annuo di 12.000 euro per ciascun nuovo assunto  a tempo pieno e indeterminato.
La procedura è a sportello, fino a esaurimento delle risorse finanziarie disponibili, e le domande di agevolazione dovranno essere  presentate entro il termine di scadenza : 31 gennaio  2019, esclusivamente on-line sulla piattaforma regionale del SIL Sardegna accessibile al link : www.sardegnalavoro.it   nella sezione dedicata  al bando “LavoRAS”.

Un filo giallo paglierino

 

 

 

Con “Il profumo del mosto e dei ricordi”, un romanzo familiare e di ricerca delle proprie radici, la giovane scrittrice Alessia Coppola si è aggiudicata il premio eno-letterario “Vermentino” assegnato oggi a Olbia a chiusura della rassegna di eventi dedicata al vino della Gallura, unico in Sardegna a fregiarsi dell’etichetta DOCG. Organizzato dalla Camera di Commercio del nord Sardegna e Promocamera, in collaborazione con i comuni di Olbia e di Castelnuovo Magra in Lunigiana, il concorso letterario ha visto la partecipazione di una decina di case editrici nazionali che hanno candidato opere legate dallo stesso filo conduttore : vino. Tema centrale anche degli interventi durante la cerimonia di assegnazione aperta dal saluto del presidente della Camera, Gavino Sini, che ha ricordato come l’edizione 2018 abbia voluto rappresentare nel segno del Vermentino il legame tra Sardegna, Corsica, Liguria e Toscana regioni unite da un “filo giallo paglierino”, accomunate dalla stessa produzione vitivinicola del Vermentino. Un bilancio positivo per il successo a Olbia dell’intera rassegna “Benvenuto Vermentino” riconoscimento all’impegno dei produttori e con il premio letterario- ha concluso Sini- si è realizzata una “felice contaminazione tra impresa e cultura”.
Le iniziative culturali rappresentano un forte attrattore per la promozione del territorio e delle sue produzioni d’eccellenza, ma il connubio tra vino e letteratura è un testimonial particolarmente efficace. È emerso nel dialogo del giornalista Giovanni Fancello con lo scrittore di viaggi su due ruote Emilio Rigatti, autore del romanzo “Gli alchimisti delle colline”; nel contributo di Federico Quaranta autore in Rai di Linea Verde e conduttore radiofonico di Decanter; nell’intervento della nuora di Mario Soldati che ne cura la memoria con la fondazione a lui dedicata, menzionato per il suo “Vino al vino”; nei reading dell’attore Daniele Monachella. Il vino è un’alchimia, il prodotto dell’opera appassionata del suo creatore di cui racconta pregi e difetti, insieme alla geografia, alla storia e ai saperi di un territorio. È il riflesso di storie individuali e collettive nel segno di un legame lungimirante con le proprie radici e della resistenza alle difficoltà.

Gallura 2022

“Questa è la porta della Sardegna”, così Luisa Di Lorenzo in apertura della relazione congressuale davanti all’assise della CGIL Gallura che l’ha confermata alla guida dell’organizzazione per il secondo mandato, fino al 2022.
La scelta non casuale della sala alla stazione marittima di Olbia, un simbolico omaggio alla città-guida della Gallura. Olbia storico esempio di accoglienza, quarta città sarda per popolazione e con un tasso costante di crescita demografica. Olbia città giovane, con  il  26% degli abitanti nella fascia dei millennial, in un contesto territoriale dove la rete di infrastrutture immateriali e materiali continua a rappresentare un freno allo sviluppo economico-sociale. La necessità di collegare la Gallura per garantire la mobilità interna ed esterna dei suoi abitanti  ha rappresentato un passaggio cruciale nella relazione di Luisa Di Lorenzo alla platea di delegati della CGIL e degli ospiti.  “La mobilità oggi è tratto essenziale della nostra vita” ha detto Di Lorenzo, mentre i dati esposti raccontavano un territorio con un gap di dotazione infrastrutturale nel sistema viario, portuale, aeroportuale, ferroviario, nelle autostrade digitali. E la penalizzazione più forte riguarda la viabilità con alcuni casi di emblematica gravità : la somma di ritardi nel completamento della Sassari-Olbia; il mancato potenziamento della direttrice Olbia-Arzachena-Palau-Santa Teresa nel cuore del distretto turistico; l’isolamento dell’alta Gallura dopo l’alluvione del 2013.
Dopo il focus sul  quadro infrastrutturale, la relazione ha toccato i temi più attuali del territorio lanciando già nel titolo “Gallura 2022” una sfida programmatica impegnativa che parte con la rivendicazione della provincia del Nord Est. Tra gli obiettivi prioritari la partita della sanità che Di Lorenzo ha definito “una ferita aperta” che il Mater Olbia potrà in parte rimarginare, riducendo i costi sociali e finanziari legati alla forte mobilità sanitaria dei galluresi e dei sardi verso la Penisola. L’offerta di 242 posti letto, integrandosi a quella pubblica, potrà sopperire all’insufficiente sistema dei presidi sanitari attuali a fronte di un’utenza che nei mesi estivi raggiunge numeri insostenibili.  Il Mater Olbia finanziato dal fondo sovrano del Qatar, parte del piano di investimenti dell’Emirato in Gallura che punta su sanità, trasporto aereo e Costa Smeralda. “Ci chiediamo se il piano  risponda a una logica di sistema”- ha detto Di Lorenzo – sollevando l’interrogativo con riferimento a Air Italy di cui la Qatar Airways detiene il 49%.  Di Lorenzo ha ricordato le “promesse tradite” rispetto agli accordi sindacali del 2016 che portarono al salvataggio della ex-Meridiana con il sacrificio di 400 posti di lavoro, e la vertenza riaperta quest’anno dalla decisione di Air Italy di trasferire 51 addetti dalla base del Costa Smeralda a quella di Malpensa. Il timore è che l’operazione  risponda a un piano di depotenziamento dello scalo gallurese perché spiega : “Ancora non capiamo la ragione di una decisione che riguarda personale che da sempre svolge  il proprio lavoro in remoto e  può continuare a farlo da Olbia”.
Oltre al problema occupazionale la vertenza Air Italy preoccupa perché si colloca in un contesto di declino di comparti produttivi storicamente importanti o trainanti per l’economia gallurese in particolare quello sugheriero e delle costruzioni. Il dato di Cassa Edile nord Sardegna certifica nel 2017 la chiusura di 142 imprese e 900 lavoratori in meno, confermando che la crisi del mattone non ha ancora imboccato la via della ripresa. “Invertire la tendenza si può” – ha detto Di Lorenzo – riconvertendo il settore verso un modello diverso,  che passi dalla ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente in chiave ecocompatibile e di efficienza energetica, ma anche con programmi di sostegno all’edilizia sociale, di servizi agli anziani e all’infanzia.
Bene invece i dati riguardanti il turismo,  l’aeroporto di Olbia si conferma al primo posto nell’Isola con un traffico di quasi 1,9 milioni di passeggeri nei primi otto mesi del 2018. La stagione segna un incremento di presenze e il 33% di prenotazioni alberghiere su base regionale riguarda il sistema ricettivo gallurese. Restano  problemi irrisolti l’allungamento della stagione, la formazione degli addetti, la difficoltà di mettere a sistema le risorse : dall’agro-alimentare, al vitivinicolo, alla pesca per sostenere lo sviluppo delle aree interne con l’integrazione al turismo costiero. Quindi un richiamo alla responsabilità sociale delle imprese del settore dove particolarmente incidono i rapporti di lavoro irregolari.
L’illegalità contrattuale da combattere, insieme  alla mancata applicazione delle regole per la sicurezza dei luoghi di lavoro. La Di Lorenzo cita il dato nazionale INAIL con 153 morti sul lavoro nel 2018, ma la contabilità di decessi e infortuni riguarda anche la Gallura. Nel sistema dell’illegalità le donne sono l’anello più debole, con percorsi occupazionali discontinui, lavori sotto-pagati o dequalificanti. Donne sempre più lontane dal mondo del lavoro, soprattutto dai ruoli apicali nei consigli di amministrazione delle aziende come nelle organizzazioni. E l’Italia all’ultimo posto in Europa per l’occupazione femminile.
“La CGIL dalla parte dei più deboli” di chi ha più bisogno di tutela, perché il lavoro sia davvero uno  “strumento di realizzazione personale e di coesione sociale”, ha sottolineato Di Lorenzo, allargando il fronte dell’impegno sindacale anche agli immigrati per un modello di accoglienza e integrazione solidale degli stranieri, che in Gallura rappresentano il 10,1% della popolazione.
“Gallura 2022” è per la CGIL una piattaforma programmatica basata sulla contrattazione sociale che coinvolgerà tutti gli attori territoriali. Rappresentanze sindacali, istituzioni e associazioni insieme per traguardare un modello di sviluppo locale più equo e inclusivo.
E lungo questo percorso la conquista della provincia del Nord Est è un passaggio decisivo, non per ricostituire l’ennesimo ente inutile, ma per rispondere alle ragioni di un territorio la cui crescita è storicamente ascrivibile più all’impegno dei privati che alla mano pubblica, assente nell’accompagnare lo lo sviluppo. Una Gallura che oggi arretra su molti fronti perché manca di un livello politico intermedio in grado di rappresentarla, rispondere ai bisogni della collettività su servizi pubblici essenziali, collegarla al resto del mondo.
“La Provincia per sentirsi davvero in Europa”, ha concluso Luisa Di Lorenzo.

L’altro volto del fantasy

 

Un’ispirazione dettata dalle circostanze e dal caso, un’altra invece pensata  –  forse con il gusto di una nuova sfida – per rispondere all’editrice Marsilio che anche a Michela Murgia ha proposto di far parte del catalogo che accoglierà le opere letterarie scaturite dal rapporto degli scrittori con un libro per loro significativo.  E  Michela Murgia ha scelto un fantasy, “Le nebbie di  Avalon”   di Marion Zimmer Bradley.  Ieri sera, nell’incontro organizzato alla libreria Ubik di Olbia, ha raccontato di averlo acquistato proprio in città mentre si trovava alla stazione marittima, in attesa dell’imbarco che doveva portarla nella Penisola a un raduno della community  virtuale di giocatori fantasy di cui fa parte.  Un titolo, quello della Zimmer Bradley, scovato in un’edizione “più da edicola che da libreria”  e scelto quasi a caso, soprattutto per lo spessore, perché le facesse compagnia durante la navigazione notturna; un talismano contro la paura e viatico a una “consapevole morte” in caso di naufragio. “Scesi dalla nave femminista e anticlericale”, questo il finale dell’aneddoto da cui nasce “L’inferno è una buona memoria”  il nuovo libro di Michela Murgia, nel  ricordo offerto a un pubblico divertito.
Da allora è cambiata la sua percezione di un genere, il fantasy appunto, ingiustamente considerato minore  un po’ come i libri gialli. “Non esistono generi ma solo scrittori minori” , obietta lei, e il  fantasy può a buon diritto annoverare nel canone anche opere altrimenti classificate, come la Divina Commedia e la Bibbia.  Inoltre le trame e gli intrecci fantasy hanno un grande successo tra i lettori, a dispetto dell’ambientazione in epoche oscure  e lontane, come il Medioevo, perché da Re Artù e i suoi Cavalieri della Tavola Rotonda i racconti si poggiano sullo stesso  registro di valori antichi e immortali : amore, coraggio, lealtà.  Il genere fantasy è capace di raccontare la realtà più della letteratura e dunque bisogna restituirgli dignità. E Michela Murgia con il suo   “L’inferno è una buona memoria”  opera anche la riparazione di un altro errore di prospettiva.  “La narrazione è quella della classe dominante, ma la realtà raccontata al femminile diventa un’altra storia”, e spiega  che l’epica cavalleresca di re Artù e le gesta dei  Cavalieri si sviluppano in un eroismo solo maschile; mentre le figure femminili sono relegate in ruoli ai margini.  “Alle donne le cose capitano, non le fanno succedere”, al contrario nell’opera della Zimmer Bradley le storie di Avalon sono declinate al femminile e descrivono un mondo in cui la donna usa anche le persone che ama per raggiungere i propri scopi. Il  successo o l’autoaffermazione vengono conquistati anche attraverso percorsi tortuosi o rovinosi.  Questo aspetto soprattutto sembra aver ispirato Michela Murgia nel collocare al centro del nuovo racconto le donne della sua famiglia, a cominciare dalla nonna “matricentrica” definizione rubata al collega  Marcello Fois, con la rivisitazione del concetto di cultura matriarcale in Sardegna, dove molto più realisticamente, le donne si sono ritrovate  in un ruolo e lo hanno esercitato  “perché quel che bisogna fare si fa”  a volte anche con  durezza “è la spietatezza a portare a casa il risultato, non la tenerezza”.
Nel dibattito trova spazio anche la Murgia dell’impegno politico e civile. Incidentalmente riafferma la nota posizione indipendentista, nel racconto della sua gioia quando a Barcellona, come osservatrice nei giorni della lotta per l’autonomia catalana, ha appreso del Nobel a Ishiguro autore molto amato perché “nel suo mondo io trovo spazio” dice, a differenza dell’universo letterario di Philip Roth in cui proprio non si riconosce. Non si sottrae all’inevitabile domanda sul #MeToo e la sua posizione rispetto alle donne protagoniste del movimento :”I muri non si abbattono senza strumenti, la rivoluzione non è un invito a prendere un tè e non si scelgono le vittime in base al loro curriculum; proprio per aver vissuto una vita borderline Asia Argento è la testimonial più adatta,  o si fa per la peggiore di noi o non si fa per nessuna”.
Ma oggi è soprattutto il tema del ruolo degli intellettuali nella società a coinvolgerla, nel netto rifiuto come strumento delegittimante della definizione di radical-chic lontani dalla realtà. ”Oggi l’intellettuale deve urlare più forte e metterci la faccia”, sporcandosi le mani con quello che sa fare meglio : raccontare e testimoniare. Come il progetto in cui lei e altri scrittori italiani hanno messo un impegno personale e finanziario per il  noleggio di una nave che segue tutto quel che sta accadendo  nel Mediterraneo, lontano dai nostri occhi,  dove si continua a morire anche se non se ne parla più. Sul sito mediterranearescue.org la piattaforma aperta alla partecipazione, anche con un piccolo sostegno finanziario, di chiunque creda in un’idea diversa di Mediterraneo, come  mare di accoglienza e di umanità, per difendere il diritto alla salvezza di chi scappa da guerre o disastri ambientali.
Quando le chiedono perché abbia smesso con le sue inappellabili stroncature, risponde :“Non lo faccio più da  quando l’autore che ho stroncato è salito in cima alle classifiche di vendita, cioè Diego Fusaro con il suo “Pensare altrimenti”. Dispensa invece consigli di tre buone letture : “Da un altro mondo”  (E. Santangelo);  “Le assaggiatrici” (R. Postorino) e  “Ragazze elettriche” (N. Alderman). Lei che è una lettrice forte, perché deve recensire i libri di altri autori  e  scrivere i suoi, confessa di apprezzare sempre più il valore del tempo, troppo poco per sprecarlo in letture inutili, e se bisogna fare una scelta la sua va ai saggi.  Le parole di saluto sono l’omaggio di una scrittrice matura alla forza delle parole  e delle storie : “Oggi sento una responsabilità diversa per quello che scrivo. Non penso a catechizzare, ma mi interrogo sulle conseguenze di ciò che scrivo ; anche se non puoi saperlo prima in che modo e in che misura,  un libro può cambiare qualcosa nella vita delle persone, per questo ho paura di chi ha letto un solo libro”.