Gallura 2022

“Questa è la porta della Sardegna”, così Luisa Di Lorenzo in apertura della relazione congressuale davanti all’assise della CGIL Gallura che l’ha confermata alla guida dell’organizzazione per il secondo mandato, fino al 2022.
La scelta non casuale della sala alla stazione marittima di Olbia, un simbolico omaggio alla città-guida della Gallura. Olbia storico esempio di accoglienza, quarta città sarda per popolazione e con un tasso costante di crescita demografica. Olbia città giovane, con  il  26% degli abitanti nella fascia dei millennial, in un contesto territoriale dove la rete di infrastrutture immateriali e materiali continua a rappresentare un freno allo sviluppo economico-sociale. La necessità di collegare la Gallura per garantire la mobilità interna ed esterna dei suoi abitanti  ha rappresentato un passaggio cruciale nella relazione di Luisa Di Lorenzo alla platea di delegati della CGIL e degli ospiti.  “La mobilità oggi è tratto essenziale della nostra vita” ha detto Di Lorenzo, mentre i dati esposti raccontavano un territorio con un gap di dotazione infrastrutturale nel sistema viario, portuale, aeroportuale, ferroviario, nelle autostrade digitali. E la penalizzazione più forte riguarda la viabilità con alcuni casi di emblematica gravità : la somma di ritardi nel completamento della Sassari-Olbia; il mancato potenziamento della direttrice Olbia-Arzachena-Palau-Santa Teresa nel cuore del distretto turistico; l’isolamento dell’alta Gallura dopo l’alluvione del 2013.
Dopo il focus sul  quadro infrastrutturale, la relazione ha toccato i temi più attuali del territorio lanciando già nel titolo “Gallura 2022” una sfida programmatica impegnativa che parte con la rivendicazione della provincia del Nord Est. Tra gli obiettivi prioritari la partita della sanità che Di Lorenzo ha definito “una ferita aperta” che il Mater Olbia potrà in parte rimarginare, riducendo i costi sociali e finanziari legati alla forte mobilità sanitaria dei galluresi e dei sardi verso la Penisola. L’offerta di 242 posti letto, integrandosi a quella pubblica, potrà sopperire all’insufficiente sistema dei presidi sanitari attuali a fronte di un’utenza che nei mesi estivi raggiunge numeri insostenibili.  Il Mater Olbia finanziato dal fondo sovrano del Qatar, parte del piano di investimenti dell’Emirato in Gallura che punta su sanità, trasporto aereo e Costa Smeralda. “Ci chiediamo se il piano  risponda a una logica di sistema”- ha detto Di Lorenzo – sollevando l’interrogativo con riferimento a Air Italy di cui la Qatar Airways detiene il 49%.  Di Lorenzo ha ricordato le “promesse tradite” rispetto agli accordi sindacali del 2016 che portarono al salvataggio della ex-Meridiana con il sacrificio di 400 posti di lavoro, e la vertenza riaperta quest’anno dalla decisione di Air Italy di trasferire 51 addetti dalla base del Costa Smeralda a quella di Malpensa. Il timore è che l’operazione  risponda a un piano di depotenziamento dello scalo gallurese perché spiega : “Ancora non capiamo la ragione di una decisione che riguarda personale che da sempre svolge  il proprio lavoro in remoto e  può continuare a farlo da Olbia”.
Oltre al problema occupazionale la vertenza Air Italy preoccupa perché si colloca in un contesto di declino di comparti produttivi storicamente importanti o trainanti per l’economia gallurese in particolare quello sugheriero e delle costruzioni. Il dato di Cassa Edile nord Sardegna certifica nel 2017 la chiusura di 142 imprese e 900 lavoratori in meno, confermando che la crisi del mattone non ha ancora imboccato la via della ripresa. “Invertire la tendenza si può” – ha detto Di Lorenzo – riconvertendo il settore verso un modello diverso,  che passi dalla ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente in chiave ecocompatibile e di efficienza energetica, ma anche con programmi di sostegno all’edilizia sociale, di servizi agli anziani e all’infanzia.
Bene invece i dati riguardanti il turismo,  l’aeroporto di Olbia si conferma al primo posto nell’Isola con un traffico di quasi 1,9 milioni di passeggeri nei primi otto mesi del 2018. La stagione segna un incremento di presenze e il 33% di prenotazioni alberghiere su base regionale riguarda il sistema ricettivo gallurese. Restano  problemi irrisolti l’allungamento della stagione, la formazione degli addetti, la difficoltà di mettere a sistema le risorse : dall’agro-alimentare, al vitivinicolo, alla pesca per sostenere lo sviluppo delle aree interne con l’integrazione al turismo costiero. Quindi un richiamo alla responsabilità sociale delle imprese del settore dove particolarmente incidono i rapporti di lavoro irregolari.
L’illegalità contrattuale da combattere, insieme  alla mancata applicazione delle regole per la sicurezza dei luoghi di lavoro. La Di Lorenzo cita il dato nazionale INAIL con 153 morti sul lavoro nel 2018, ma la contabilità di decessi e infortuni riguarda anche la Gallura. Nel sistema dell’illegalità le donne sono l’anello più debole, con percorsi occupazionali discontinui, lavori sotto-pagati o dequalificanti. Donne sempre più lontane dal mondo del lavoro, soprattutto dai ruoli apicali nei consigli di amministrazione delle aziende come nelle organizzazioni. E l’Italia all’ultimo posto in Europa per l’occupazione femminile.
“La CGIL dalla parte dei più deboli” di chi ha più bisogno di tutela, perché il lavoro sia davvero uno  “strumento di realizzazione personale e di coesione sociale”, ha sottolineato Di Lorenzo, allargando il fronte dell’impegno sindacale anche agli immigrati per un modello di accoglienza e integrazione solidale degli stranieri, che in Gallura rappresentano il 10,1% della popolazione.
“Gallura 2022” è per la CGIL una piattaforma programmatica basata sulla contrattazione sociale che coinvolgerà tutti gli attori territoriali. Rappresentanze sindacali, istituzioni e associazioni insieme per traguardare un modello di sviluppo locale più equo e inclusivo.
E lungo questo percorso la conquista della provincia del Nord Est è un passaggio decisivo, non per ricostituire l’ennesimo ente inutile, ma per rispondere alle ragioni di un territorio la cui crescita è storicamente ascrivibile più all’impegno dei privati che alla mano pubblica, assente nell’accompagnare lo lo sviluppo. Una Gallura che oggi arretra su molti fronti perché manca di un livello politico intermedio in grado di rappresentarla, rispondere ai bisogni della collettività su servizi pubblici essenziali, collegarla al resto del mondo.
“La Provincia per sentirsi davvero in Europa”, ha concluso Luisa Di Lorenzo.
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L’altro volto del fantasy

 

Un’ispirazione dettata dalle circostanze e dal caso, un’altra invece pensata  –  forse con il gusto di una nuova sfida – per rispondere all’editrice Marsilio che anche a Michela Murgia ha proposto di far parte del catalogo che accoglierà le opere letterarie scaturite dal rapporto degli scrittori con un libro per loro significativo.  E  Michela Murgia ha scelto un fantasy, “Le nebbie di  Avalon”   di Marion Zimmer Bradley.  Ieri sera, nell’incontro organizzato alla libreria Ubik di Olbia, ha raccontato di averlo acquistato proprio in città mentre si trovava alla stazione marittima, in attesa dell’imbarco che doveva portarla nella Penisola a un raduno della community  virtuale di giocatori fantasy di cui fa parte.  Un titolo, quello della Zimmer Bradley, scovato in un’edizione “più da edicola che da libreria”  e scelto quasi a caso, soprattutto per lo spessore, perché le facesse compagnia durante la navigazione notturna; un talismano contro la paura e viatico a una “consapevole morte” in caso di naufragio. “Scesi dalla nave femminista e anticlericale”, questo il finale dell’aneddoto da cui nasce “L’inferno è una buona memoria”  il nuovo libro di Michela Murgia, nel  ricordo offerto a un pubblico divertito.
Da allora è cambiata la sua percezione di un genere, il fantasy appunto, ingiustamente considerato minore  un po’ come i libri gialli. “Non esistono generi ma solo scrittori minori” , obietta lei, e il  fantasy può a buon diritto annoverare nel canone anche opere altrimenti classificate, come la Divina Commedia e la Bibbia.  Inoltre le trame e gli intrecci fantasy hanno un grande successo tra i lettori, a dispetto dell’ambientazione in epoche oscure  e lontane, come il Medioevo, perché da Re Artù e i suoi Cavalieri della Tavola Rotonda i racconti si poggiano sullo stesso  registro di valori antichi e immortali : amore, coraggio, lealtà.  Il genere fantasy è capace di raccontare la realtà più della letteratura e dunque bisogna restituirgli dignità. E Michela Murgia con il suo   “L’inferno è una buona memoria”  opera anche la riparazione di un altro errore di prospettiva.  “La narrazione è quella della classe dominante, ma la realtà raccontata al femminile diventa un’altra storia”, e spiega  che l’epica cavalleresca di re Artù e le gesta dei  Cavalieri si sviluppano in un eroismo solo maschile; mentre le figure femminili sono relegate in ruoli ai margini.  “Alle donne le cose capitano, non le fanno succedere”, al contrario nell’opera della Zimmer Bradley le storie di Avalon sono declinate al femminile e descrivono un mondo in cui la donna usa anche le persone che ama per raggiungere i propri scopi. Il  successo o l’autoaffermazione vengono conquistati anche attraverso percorsi tortuosi o rovinosi.  Questo aspetto soprattutto sembra aver ispirato Michela Murgia nel collocare al centro del nuovo racconto le donne della sua famiglia, a cominciare dalla nonna “matricentrica” definizione rubata al collega  Marcello Fois, con la rivisitazione del concetto di cultura matriarcale in Sardegna, dove molto più realisticamente, le donne si sono ritrovate  in un ruolo e lo hanno esercitato  “perché quel che bisogna fare si fa”  a volte anche con  durezza “è la spietatezza a portare a casa il risultato, non la tenerezza”.
Nel dibattito trova spazio anche la Murgia dell’impegno politico e civile. Incidentalmente riafferma la nota posizione indipendentista, nel racconto della sua gioia quando a Barcellona, come osservatrice nei giorni della lotta per l’autonomia catalana, ha appreso del Nobel a Ishiguro autore molto amato perché “nel suo mondo io trovo spazio” dice, a differenza dell’universo letterario di Philip Roth in cui proprio non si riconosce. Non si sottrae all’inevitabile domanda sul #MeToo e la sua posizione rispetto alle donne protagoniste del movimento :”I muri non si abbattono senza strumenti, la rivoluzione non è un invito a prendere un tè e non si scelgono le vittime in base al loro curriculum; proprio per aver vissuto una vita borderline Asia Argento è la testimonial più adatta,  o si fa per la peggiore di noi o non si fa per nessuna”.
Ma oggi è soprattutto il tema del ruolo degli intellettuali nella società a coinvolgerla, nel netto rifiuto come strumento delegittimante della definizione di radical-chic lontani dalla realtà. ”Oggi l’intellettuale deve urlare più forte e metterci la faccia”, sporcandosi le mani con quello che sa fare meglio : raccontare e testimoniare. Come il progetto in cui lei e altri scrittori italiani hanno messo un impegno personale e finanziario per il  noleggio di una nave che segue tutto quel che sta accadendo  nel Mediterraneo, lontano dai nostri occhi,  dove si continua a morire anche se non se ne parla più. Sul sito mediterranearescue.org la piattaforma aperta alla partecipazione, anche con un piccolo sostegno finanziario, di chiunque creda in un’idea diversa di Mediterraneo, come  mare di accoglienza e di umanità, per difendere il diritto alla salvezza di chi scappa da guerre o disastri ambientali.
Quando le chiedono perché abbia smesso con le sue inappellabili stroncature, risponde :“Non lo faccio più da  quando l’autore che ho stroncato è salito in cima alle classifiche di vendita, cioè Diego Fusaro con il suo “Pensare altrimenti”. Dispensa invece consigli di tre buone letture : “Da un altro mondo”  (E. Santangelo);  “Le assaggiatrici” (R. Postorino) e  “Ragazze elettriche” (N. Alderman). Lei che è una lettrice forte, perché deve recensire i libri di altri autori  e  scrivere i suoi, confessa di apprezzare sempre più il valore del tempo, troppo poco per sprecarlo in letture inutili, e se bisogna fare una scelta la sua va ai saggi.  Le parole di saluto sono l’omaggio di una scrittrice matura alla forza delle parole  e delle storie : “Oggi sento una responsabilità diversa per quello che scrivo. Non penso a catechizzare, ma mi interrogo sulle conseguenze di ciò che scrivo ; anche se non puoi saperlo prima in che modo e in che misura,  un libro può cambiare qualcosa nella vita delle persone, per questo ho paura di chi ha letto un solo libro”.

 

 

La Sardegna nel mondo con Insula

Promuovere la Sardegna nel mondo, valorizzando le eccellenze delle sue filiere produttive di qualità certificata perché diventino attrattori di un turismo esperienzale, non più legato solo ai luoghi ma anche alla conoscenza di sapori e saperi dei territori dell’Isola. La destinazione Sardegna come esperienza turistica identitaria  con la sua unicità di storia, tradizioni e cultura espresse dalle produzioni locali di eccellenza. Questo l’obiettivo del programma “Sardinia Quality World”, insieme alla piattaforma di marketing territoriale “Insula”, promossi dal Consorzio Industriale Provinciale del Nord Est in collaborazione con gli assessorati regionali all’Agricoltura e al Turismo presentati oggi a Porto Cervo nel corso di una tavola rotonda.
Insula, il contenitore unico, che mette in rete le filiere del comparto agroalimentare e vitivinicolo di qualità (a marchi DOP, DOC, DOCG, IGT, IGP, BIO) insieme all’artigianato artistico, alla moda e al design è stato descritto da Massimo Masia, responsabile Divisione Agrifood e Marketing Territoriale del Consorzio Industriale gallurese. Un grande spazio espositivo permanente in corso di realizzazione, affacciato sul golfo di Olbia, che ospiterà le produzioni di filiera certificate per qualità e origine sarda: carni, olii, pani, vini, paste fresche integrandole con isole di ristorazione tematiche e un ricco programma di iniziative promozionali, in parte già avviate, e molte altre in calendario. Apertura di spazi dedicati in luoghi a forte vocazione turistica internazionale, come quello al Fort Village, e nel maggio 2019 alla marina di Porto Cervo che con i suoi 800 posti barca rappresenta un altro hub strategico del turismo top-spender e dove nelle isole di ristorazione verranno serviti menu con piatti a km zero realizzati con i prodotti di aziende e cantine aderenti al network di Insula. La partnership con le compagnie di navigazione per inserire showroom di prodotti sardi sulle tratte da Olbia per Civitavecchia, Genova e Livorno. Inoltre la partecipazione alle più importanti fiere internazionali ed eventi del settore da Parma, a Milano e prossimamente a Parigi, Dubai, New York e San Francisco con strutture, racconti degli chef e work-shop per far incontrare i produttori sardi con i buyer esteri.
Oggi l’80% di prodotti alimentari presenti nell’Isola dalle carni, al pesce, al grano proviene da mercati esterni ma c’è anche una Sardegna fatta di imprese che investono in innovazione e sviluppo che per le dimensioni aziendali medio-piccole trovano molte difficoltà a incontrare il mercato e soddisfare le richieste in termini di quantità e tempistica. La piattaforma di Insula offre la possibilità di realizzare sinergie nell’approccio al mercato nazionale ed estero, ma anche un coordinamento per lo stoccaggio e la distribuzione con un unico centro operativo.
Il turismo esperienziale ricerca produzioni di qualità e il passo successivo, la vera sfida da raccogliere, è che la ristorazione in particolare quella inserita nel sistema della ricettività alberghiera, creda nella filosofia del programma del network di Insula inserendo nei menu piatti realizzati con prodotti sardi di qualità certificata.
La regione Sardegna che ha un ruolo centrale nel supporto e nella comunicazione del progetto era rappresentata dall’assessore all’agricoltura Pier Luigi Caria e dall’assessore al Turismo Barbara Argiolas.

In Sardegna  la sfida è green  

Energia dal vento, dal sole, dall’acqua, ma anche dal calpestio dei passi come nell’esperienza di Veranu l’impresa sarda nata poco più di due anni fa, raccontata da uno dei due cofondatori Giovanni Sanna, intervenuto a Olbia alla tavola rotonda promossa dal Consorzio Industriale gallurese, moderata dal direttore Aldo Carta, sul tema delle fonti energetiche rinnovabili e sulla fase di transizione in corso in Sardegna. Veranu ha sviluppato una tecnologia innovativa  capace  di convertire i passi in energia; il camminare genera  elettricità con una destinazione specifica in grado di alimentare grandi spazi molto frequentati, come aeroporti e centri commerciali. Incontrare gli ideatori di progetti d’impresa nella green economy, sviluppandone le potenzialità di successo sul mercato, è l’obiettivo del  progetto presentato durante il convegno da ERG, operatore nazionale del settore, presente in Sardegna e anche in Gallura, che con l’iniziativa “ERG Re-Generation Challenge” dedicata ai temi dell’energia sostenibile e all’economia circolare, vuole supportare le nuove imprese verdi con  diverse forme di collaborazione.
L’incontro organizzato dal Consorzio Industriale Provinciale Nord Est è stata l’occasione per un focus sulla Sardegna, regione particolarmente vocata alla produzione energetica da fonti naturali rinnovabili che con l’eolico occupa il 10% del mercato nazionale, ma con prospettive di medio-lungo termine che rivelano forti criticità. Giuseppe Consentino, responsabile relazioni esterne di ERG, ha evidenziato l’importanza di mettersi al passo con gli obiettivi della SEN, la  Strategia Energetica Nazionale che prevede di traguardare entro il 2050 una produzione industriale decarbonizzata. Quella attuale è una fase di transizione in cui ogni regione italiana dovrà impegnarsi, con investimenti di capitali e nella formazione di competenze, per raddoppiare la produzione di energia da fonti naturali  rinnovabili realizzando la progressiva riduzione delle emissioni di anidride carbonica responsabili dei cambiamenti climatici e dell’aumento delle temperature. “Un traguardo che rappresenta una sfida epocale, considerando le dimensioni limitate del nostro paese”, ha  sottolineato Consentino evidenziando  come  in Sardegna la dotazione di impianti eolici sia in larga parte datata quindi tecnologicamente matura o obsoleta, con una capacità produttiva insufficiente rispetto agli obiettivi del piano nazionale e a fronte di incentivi agli investimenti  in scadenza  tra un paio d’anni. “Occorre il repowering delle turbine, in cui ERG sta orientando il proprio business futuro,  che prevede la  sostituzione delle vecchie pale eoliche con un numero ridotto di nuove e più efficienti turbine, in grado di garantire una produzione maggiore di energia utilizzando la collocazione attuale.  “ERG con un piano di investimenti per 400 milioni di euro potrebbe destinarne 130 alla Sardegna, generando occupazione diretta e nell’indotto in sinergia con le imprese locali”  ha concluso Consentino.
Sulla necessità di guardare al futuro, lavorando sul presente, è intervenuto per l’università di Sassari, Gabriele Mulas che ha illustrato le attività nell’ambito della ricerca e della sperimentazione che oggi affiancano l’offerta formativa tradizionale dell’Ateneo. Due corsi di laurea avviati nel nuovo anno accademico su  “Gestione Energetica e Sicurezza”  e  “Ingegneria Informatica”  per offrire opportunità professionali nella green economy e nelle tecnologie digitali, ma anche un ruolo dell’Università ripensato quello descritto da Mulas che ribalta l’idea della formazione solo per il posto fisso integrandola con il supporto all’auto-imprenditorialità. A far nascere nuove imprese già dentro l’Università si lavora  con i “Contamination Lab” , i laboratori di contaminazione dove gruppi di studio dedicati aiutano le idee ad emergere e a diventare giovani realtà aziendali con gli incubatori d’impresa che, in rete con il CERN di Ginevra, si avvalgono anche del trasferimento delle tecnologie più avanzate.
Di nuove imprese, degli strumenti  dedicati a finanziarle ma anche  del sostegno per affrontare e superare la cosiddetta “valle della morte” la fase più difficile contro cui si infrangono i sogni di molti aspiranti neo-imprenditori, ha parlato nel suo intervento Antonio Concolino, CEO di Primomiglio, la società di gestione del risparmio e di venture capital che investe capitale di rischio in giovani aziende e nuove idee d’impresa che ricerca in giro per l’Italia attraverso la società di scouting  Dpixel, in Sardegna artefice della fase di avvio di Sardex.  Concolino ha evidenziato un aspetto delicato e molto sfidante della mission aziendale di Primomiglio quello insito nel rischio di credere e investire in nuove imprese senza una storia di riferimento, anche ad elevato contenuto di tecnologia come quelle della green economy, che faticano a trovare capitali attraverso i canali tradizionali del credito perché non affidabili sotto il profilo della redditività a breve termine e quindi nel remunerare un finanziamento bancario.
Su  imprese sarde, e supporto in particolare alle piccole-medie, ha focalizzato il suo intervento Carlo Usai di Sardegna Ricerche l’ente regionale che le affianca nella difficile fase di transizione con l’obiettivo di ridurre la dipendenza energetica da combustibili fossili che impatta sui costi e sull’ambiente aumentando i livelli d’inquinamento.  “La Sardegna è un luogo ideale perla dotazione di elementi naturali quali il sole e il vento, il  mare che rappresentano le fonti principali per la produzione  di energia pulita e rinnovabile a basso costo e con ridotto impatto ambientale” ha ricordato Usai non trascurando un elemento di criticità ancora irrisolto quello legato all’accumulo, il vero tallone d’Achille delle rinnovabili da eolico e fotovoltaico. Le fonti naturali sono per definizione  “non programmabili” e ad oggi non esiste ancora la possibilità di stoccare la quantità di energia prodotta  per successivi utilizzi, attuando così il circolo virtuoso tra produzione, gestione nei picchi e riutilizzo. Sardegna Ricerche ha in corso diverse attività di studio e sperimentazione anche sull’energia da biomasse,  sulle possibilità di utilizzo della canapa per biocarburanti ed è l’interfaccia delle imprese alle quali offre un servizio gratuito, con personale interno e consulenze esterne se necessario, di analisi della situazione aziendale sotto il profilo energetico per rilevarne le criticità e suggerire gli interventi prioritari. Ma, ha aggiunto Usai,  è necessario anche un maggiore  impegno per migliorare l’educazione energetica, rafforzare la conoscenza delle  buone prassi nel settore e degli strumenti per  l’efficientamento energetico delle imprese.

Gallura pressing per la Provincia

Una richiesta di incontro urgente al presidente Pigliaru, governatore della Sardegna,  mobilitazione permanente della Gallura, pressing sui lavori degli organi legislativi della Regione perché il testo della legge istitutiva della provincia Nord Est, composto di soli due articoli, venga esaminato dalla commissione consiliare competente e portato in aula per l’approvazione entro i prossimi  60 giorni. Questa la tabella di marcia del percorso a tappe forzate che il territorio dovrà affrontare per riavere la Provincia e  decisa all’unanimità, oggi a Olbia, dai massimi rappresentanti galluresi nelle istituzioni locali e regionali, insieme  ai dirigenti scolastici, alle forze sociali e produttive del TAG. Condivisione unitaria del percorso e soprattutto dell’obiettivo: riportare a casa la provincia del Nord Est.
I ritmi serrati sono imposti dai mesi effettivi di lavoro rimasti, solo due alla fine della legislatura, non considerando dicembre. Pochi i 60 giorni a disposizione,  e allora occorre sguainare la spada e mettere in campo una  “sana aggressività”, ha detto l’ex parlamentare Gian Piero Scanu. Fondamentale, ha sollecitato Mirko Idili segretario CISL, “riscaldare i cuori” perché la riproposizione della nuova Provincia non assomigli allo schema già “rottamato” dal referendum popolare abrogativo della precedente che, se pur di breve durata, si è distinta soprattutto per la litigiosità. Occorre quindi, parlare alle comunità galluresi e spiegare che il “vuoto lasciato, senza alternative di autogoverno locale”  ha concluso Idili, apre la strada a uno sviluppo deciso altrove che ricade sul territorio con gravi mancanze nell’offerta di  servizi essenziali  ai cittadini.
Nominati al termine dell’incontro i componenti del comitato di mobilitazione permanente: saranno i sindaci di Olbia e Tempio, Nizzi e Biancareddu, in rappresentanza dell’intera Gallura; Antonio Satta delegato della conferenza dei 26 sindaci della ex provincia di Olbia-Tempio; i due assessori della giunta regionale Caria e Careddu; i quattro consiglieri regionali Fasolino, Meloni, Satta e Zanchetta; Deiana presidente dell’ANCI Sardegna; due esponenti per le sigle sindacali e imprenditoriali componenti del TAG, il tavolo delle associazioni galluresi.
Sarà questa la cabina di regia che dovrà organizzare e guidare la mobilitazione della Gallura verso l’obiettivo provincia del Nord Est. Ai consiglieri regionali in particolare il compito di presidiare i lavori della commissione consiliare competente, ma per tutti l’impegno a incalzare la Regione, a lavorare per costruire il consenso nel proprio gruppo consiliare e nel partito di appartenenza, non dimenticando di stare attenti ai furbi da stanare : quelli che si mostreranno favorevoli per poi lavorare  nell’ombra a seminare ostacoli lungo il percorso.

Forum Sardegna Senegal

 

Raccontare un paese, il Senegal, cui appartiene la seconda comunità africana più numerosa in Italia dopo quella marocchina. Una comunità molto presente in Sardegna e in Gallura, dove una  folta rappresentanza della diaspora senegalese, per il 50% di seconda generazione, si è stabilmente integrata nel tessuto sociale ed economico anche con le tante attività avviate soprattutto a Olbia, testimoni della spiccata vocazione nazionale a fare impresa.  Sardegna e Senegal a breve ancora più vicini, con la conferma del prossimo collegamento diretto con Air Italy  tra l’Isola e la capitale Dakar.
Obiettivo del  1’ Forum Economico Sardegna – Senegal, in corso a Olbia fino a domani, è  rappresentare un paese con un ambizioso programma per attirare imprese estere e le forti potenzialità che lo rendono interessante agli  occhi degli investitori.
Un piccolo stato affacciato sul mare con ancora molti spazi liberi  di grande valore ambientale, caratterizzato da una forte leadership governativa che ne determina la  stabilità politica e un’efficiente pubblica amministrazione, il Senegal ha messo a punto un programma intensivo il “Piano Emergente” che rappresenta un grande impegno di crescita economica basata sulla cooperazione internazionale in molti ambiti e sul potente attrattore degli investimenti esteri legato agli  incentivi statali. Un paese giovane, e con un mercato in espansione, dove alla forte  presenza  di nuove imprese attirate dalle agevolazioni si aggiunge un numero crescente di stranieri (anche italiani) che hanno scelto di stabilirvi la residenza per il buon livello di qualità della vita.
Al Forum organizzato da Sunugal, l’associazione dei senegalesi in Gallura, in collaborazione con la Confindustria, la Camera di Commercio, il comune di Olbia e la regione Sardegna, sono intervenuti  Mamadou Saliou Douf, ambasciatore del Senegal in Italia, insieme ai responsabili degli  enti economici statali e dell’agenzia governativa  APIX  per  lo sviluppo del  commercio estero e degli investimenti.
Il “Piano Emergente” varato dal governo del Senegal sostiene direttamente gli interventi dei privati, anche con la possibilità di partenariati misti in compartecipazione a organismi locali  di accompagnamento alle  iniziative di imprese estere. I settori economici di principale interesse per gli investimenti in Senegal  sono : turismo, agricoltura e agrindustria, edilizia sociale, infrastrutture, economia del mare e acquacoltura, servizi alla salute e nelle telecomunicazioni.

La Gallura rivuole la sua Provincia

Una voce unica, una richiesta non negoziabile : la Gallura non vuol tornare con Sassari e chiede unanime di riavere la sua provincia del Nord Est. Oggi a Cagliari, nella sede della prima Commissione Permanente del consiglio regionale, una nutrita delegazione gallurese composta da sindaci,  rappresentanti delle forze del lavoro e delle imprese – a nome delle 9 sigle sindacali e datoriali del TAG – ha portato ai capigruppo consiliari la richiesta di accelerazione dell’iter deliberativo della proposta di legge istitutiva, bloccata nella  competente Commissione che non l’avrebbe ancora mai discussa. La Gallura chiede che venga portata in aula, all’esame del consiglio regionale sardo, e che il voto finale sia palese per avere contezza dei partiti favorevoli e di quelli contrari, in modo che il territorio si regoli di conseguenza in vista delle elezioni regionali a febbraio 2019. Come è stato chiarito nella riunione plenaria di lunedì a Olbia nella sede dell’ex Provincia perduta.
Ma la strada sembra in ripida salita, non solo perché la legislatura è ormai alle battute finali e i tempi stringono ogni giorno di più. Altri aspetti critici, e non di poco conto, li ha messi sul tavolo  lo stesso presidente della prima Commissione, Francesco Agus, che pur riconoscendo l’unità mostrata dalla Gallura come elemento differenziale positivo, ha sottolineato la necessità di evitare forzature nei tempi di presentazione all’aula e l’importanza di trovare una condivisione politica per evitare la “morte della proposta di legge”. E se pure sul fronte politico si trovasse un’ampia convergenza per rispondere alle legittime aspirazioni dei galluresi ad autodeterminarsi, resterebbe da risolvere in via preliminare un altro aspetto di natura tecnico-giuridica che sembra una matassa non meno aggrovigliata della prima. Si tratta dei possibili rilievi di incostituzionalità (e rischio di conseguente impugnazione) che potrebbero sollevare  Governo e Corte Costituzionale con riferimento alla riproposizione di una legge già abrogata dal referendum popolare.
 “Bisogna costruire una legge basata su un terreno stabile” ha concluso Agus, assicurando il tal senso il suo impegno  come presidente della Commissione. E l’impegno ad appoggiare le rivendicazioni della Gallura sembra lo abbiano confermato, a nome del gruppo politico di appartenenza, tutti i rappresentanti in consiglio regionale presenti all’incontro di oggi.  Benché con sfumature diverse, o meglio alcuni in modo incondizionato e altri con qualche motivata riserva. Considerando l’orizzonte offuscato dalla campagna elettorale, ancora non ufficialmente aperta, ma di fatto  in corso da tempo, la Gallura dovrà sapersi muovere con attenzione nel terreno minato della politica che si prepara alla corsa del prossimo febbraio. La partita provincia del Nord Est è fondamentale per il territorio e sarà la cartina di tornasole per tastare il polso alla credibilità dell’attuale classe politica : se la volontà ci fosse davvero, la legge si potrebbe approvare  nei tre mesi ancora utili prima di fine legislatura.

L’ora della verità

La legge per ridare alla Gallura la provincia perduta c’è, ma non è mai approdata in consiglio regionale per la discussione e, mentre giace dimenticata nella commissione consiliare competente, sembra  che da qualche giorno circoli fra i  partiti la bozza di un’altra proposta legislativa per ristabilire le otto ex province sarde. “Una vecchia strategia quella di presentare più leggi sullo stesso argomento, un’azione di disturbo che mira a non concludere niente”, così oggi Settimo Nizzi, sindaco di Olbia, stigmatizzando una situazione di stallo che dura da anni e ricordando che quella della futura Provincia del Nord Est  è per i galluresi “La madre di tutte le battaglie. E tutti i partiti dovranno impegnarsi a portare la legge in Consiglio se vorranno i voti del territorio”.
La battaglia per la provincia perduta accende le polveri della campagna elettorale per le regionali del febbraio  2019, insieme alle vicende irrisolte di Air Italy e del Mater Olbia, ma sul terreno resta la grande questione di fondo di un territorio che, insieme all’ente intermedio ha perso anche la forza di rappresentarsi in modo unitario e quindi di contare qualcosa. Il rischio incombente è il ritorno dentro la precedente amministrazione sassarese e per questo oggi, proprio nella sede della ex provincia di Olbia-Tempio, si sono riuniti tanti dei 26 sindaci dei comuni che ne facevano parte insieme ai consiglieri regionali galluresi Fasolino, Meloni e Zanchetta; con l’ex parlamentare Gian Piero Scanu, i rappresentanti delle forze sindacali e imprenditoriali, i dirigenti scolastici del territorio. L’incontro si è chiuso con l’accordo unanime di andare a Cagliari dopo domani per confrontarsi con i capigruppo di tutte le forze politiche “per guardare tutti in faccia”, ha detto Giuseppe Meloni, e “capire quali siano i favorevoli e i contrari”.
E questo sembra essere il vero nodo della questione, fare uscire allo scoperto i rappresentanti dei partiti che fino ad oggi hanno lavorato contro la Gallura e,  nonostante la delibera unanime di tutti i consigli comunali, hanno operato perché il testo di legge istitutiva della Provincia del Nord Est in questi anni non arrivasse mai in consiglio regionale. Il momento della verità è quello che chiede la Gallura perché, ha ricordato  Antonio Satta sindaco di Padru e coordinatore della conferenza dei sindaci, “Questo territorio ha preso calci in faccia e sta perdendo tutto, oggi Air Italy rappresenta un altro caso emblematico”, invitando ad azioni anche clamorose di mobilitazione generale, con il blocco di porto e aeroporto, mentre su Air Italy ha lanciato la proposta di un incontro con l’Aga Khan, che resta pur sempre l’azionista di maggioranza della compagnia.
Cosa significhi in concreto l’assenza dell’ente provinciale lo hanno spiegato gli interventi di Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas e presidente dell’ANCI Sardegna, e del dirigente scolastico Gian Luca Corda, illustrando  lo stato di abbandono e le carenze in tutti quegli ambiti di competenza dell’ex provincia di Olbia-Tempio : viabilità, trasporti pubblici, scuole.  La mancanza di una regia unica causa una molteplicità di problemi e disservizi,  non ultimi quelli che gravano sugli studenti pendolari per  le linee di trasporto ridotte al minimo, sull’edilizia scolastica con un numero di aule insufficienti e mancanza di spazi adeguati, come pure la carenza di assistenza specialistica agli studenti portatori di disabilità.
“Quella gallurese, l’unica provincia cancellata, la sola che avesse ed ha il “diritto di nascita” ha ricordato Mario Russu, rappresentante del comune di Arzachena. Tesi questa rafforzata dall’intervento di Luisa Di Lorenzo (CGIL) che, a nome di sindacati e organizzazioni d’impresa aderenti alla sigla unitaria del TAG, ha portato i dati positivi che testimoniano la crescita  del territorio.
Andrea Biancareddu, sindaco di Tempio, ha sottolineato l’importanza del gioco di squadra, fondamentale restare uniti nell’interesse comune del territorio, chiarendo che “Il momento della verità è arrivato e, se c’è la volontà politica, la legge si può approvare in 3 minuti; basta inserirla all’ordine del giorno dei lavori del consiglio regionale”. Nel corso del dibattito non è mancato il siparietto per un classico paradosso italiano : il sindaco Mannironi  ha ricordato come San Teodoro, il suo comune, insieme a quello di Budoni, nel giro di pochi anni siano passati sotto tre diverse amministrazioni provinciali :  dalla storica di Nuoro, a quella di Olbia-Tempio e infine a Sassari.
Le parole di Gian Pero Scanu sono state una sferzata tonificante per la prova muscolare che attende il territorio, dalla sua lunga esperienza nell’agone della politica ha sottolineato che non c’è mai stata la volontà di abolire la Provincia,  bensì di non istituirla proprio : “Purtroppo siamo stati divisi, miopi, e ora scontiamo  un deficit di credibilità e autorevolezza.  Il rischio è tornare a essere una colonia di Sassari che per il territorio sarebbe la morte politica.  Già matrigna e ostile prima, figuriamoci oggi con un rientro da sconfitti”. Secondo Scanu il ruolo ancillare che attende la Gallura nella provincia di Sassari non è solo il risultato di una  “sciagurata legge”, ma della corrente politica trasversale, anche con componenti massoniche, che governa la Sardegna  sempre con un occhio attento alla Gallura perché i soldi non hanno odore. E, nel salutare il “miracolo della mattinata unificatrice”, ha sollecitato a non perdere l’afflato che ha caratterizzato la riunione di oggi e ritrovarsi  tutti lunedì prossimo, stessa ora stesso posto, per un aggiornamento sugli esiti dell’incontro a Cagliari e decidere di conseguenza.

L’amore è rivoluzionario

 

Comunque la pensiate su amore, coppia e famiglia, Diego Fusaro è il “disturbante” che non vi lascerà indifferenti. È uno che rompe gli schemi, il non-allineato al pensiero unico, che esprime senza imbarazzo la sua ideologia controcorrente, rivendicando il “coraggio di pensare altrimenti” e rilanciandolo come messaggio finale dell’affollato incontro di presentazione, alla libreria Ubik di Olbia, del saggio Il Nuovo Ordine Erotico l’ultima di una nutrita serie di pubblicazioni. Fusaro ha una vasta platea di lettori diversi per età, convinzioni personali, idee politiche, e un grande seguito dei suoi video su YouTube tra i giovanissimi che anche alla Ubik hanno atteso per il consueto firma copie e la foto di rito.
Eppure, Diego Fusaro è in apparenza lontano dai riferimenti giovanili attuali. Per la borghese sobrietà del suo look, il cortese distacco torinese, a tratti riscaldato dal sorriso spontaneo con cui si è offerto al fuoco di fila di domande dal pubblico. Ma soprattutto per il suo elevato e complesso registro comunicativo, intercalato anche di parole desuete, per le citazioni e connessioni che emergono da una cultura vasta e profonda. Insomma Fusaro è uno che non fa il piacione, ma piace, benché antitetico al modello corrente dell’intellettuale costruito nei talkshow e salotti televisivi.
Strappa un applauso a scena aperta quando dice di non avere la TV in casa e invita al ritorno alla lettura dei libri: dai grandi del pensiero politico e della filosofia, ai classici della letteratura. A un percorso da Platone a Gramsci, che ricomprenda Dante e Shakespeare, ma in particolare Orwell con il suo 1984, testo fondamentale per interpretare il nostro tempo. Il tempo del nuovo ordine capitalistico mondiale, nato con la caduta del Muro, che ha generato anche un nuovo ordine erotico in cui i sentimenti sono l’equivalente di merci, e quindi destinati a un consumo rapido funzionale alla conservazione del potere della grande finanza speculativa.
Fusaro vede un determinismo, un rapporto di causa-effetto, tra il nuovo sistema capitalista post 1989 che  nel creare un sistema di rapporti di lavoro precari, ha anche scardinato le relazioni affettive, tolto valore ai sentimenti durevoli e alla famiglia intesa come il nucleo fondante della comunità umana. E non rappresentano la famiglia, secondo Fusaro, le contemporanee variazioni sul tema della convivenza, tantomeno quelle allargate ai cani o ai gatti. La famiglia è quella che discende dalla coppia formata da un uomo e da una donna con un progetto di vita comune.
La nostra non è l’era di nuove forme di libertà, ma quella governata dai liberisti anti-stato e dai libertini anti-famiglia. Entrambi mirano all’assenza del limite : i primi nel profitto economico, gli altri in quello erotico. La deregulation è il loro obiettivo, la totale assenza di vincoli etici nel capitalismo e nell’erotismo. La mitizzazione degli startupper di successo ritrova il suo parallelo nel canone classico del Don Giovanni, oggi figura del consumatore di relazioni istantanee, con possibilità che il web rende pressoché illimitate con il moltiplicarsi dei siti di incontri. E anche l’impossibile stabilizzazione dei rapporti professionali, per tanti oggi coincide con l’instabilità affettiva. Diversamente dalle generazioni precedenti non si guarda più al futuro come prospettiva di redenzione, ma con la paura che sia peggiore del presente. E in un mondo che vive di istanti,  liberisti e libertini hanno buon gioco nel dimostrare che il loro è il progetto di vita vincente.
Fusaro prende le distanze dal “teorema gender” che risponde solo a una scelta individualista; il che non significa “essere omofobi”, chiarisce subito, ma ridare centralità all’eterosessualità la sola che consente la riproduzione della specie. Il suo è un netto rifiuto sia del lessico finanziario di termini quali banca del seme, utero in affitto che dello sfruttamento dell’altrui povertà retrostante la pratica della maternità surrogata. Nel nuovo ordine mondiale l’individuo esercita una volontà di potenza in cui ogni sua decisione è sovrana, finché la sua disponibilità di denaro glielo consente, ma spesso la sua libertà formale nasce dalla schiavitù materiale di altri.
È da respingere la visione del mondo come un “grande buffet” a cui liberamente ci si può servire, secondo i propri gusti e disponibilità finanziarie, dove anche i capricci come quello di una maternità impossibile per natura diventano diritti civili riconosciuti per legge. Secondo Fusaro siamo tornati nelle “caverne”, nell’oscurantismo di falsi miti libertari, e non ci resta che rifare il percorso all’indietro, ripartendo dall’amore, gratuito e incondizionato, all’origine della famiglia donativa. L’amore che è ricerca e ritrovamento della nostra “altra metà”, dell’altro che ci completa, non la scissione degli individui in “atomi gaudenti” che la nostra epoca vorrebbe imporci.
L’amore, ricorda Fusaro, accade. E quando accade scombina un ordine, sconvolge e cambia la vita, ma ogni giorno ci chiede un nuovo impegno di conferma della sua durata. È progetto di futuro insieme alla persona amata che è insostituibile.Questo oggi è il vero atto rivoluzionario.

La Sardegna alla Fashion Week

Non è più un debutto ormai, ma il secondo anno consecutivo, per la Sardegna nelle passerelle milanesi della moda. Tre stilisti sardi saranno ambasciatori con i loro marchi del Made in Sardegna e le loro creazioni sfileranno nella rassegna “White” l’evento più importante dedicato alla moda femminile con 562 tra marchi italiani ed esteri. Adelaide Carta, Anna Mattarocci e Silvio Betterelli, grazie al supporto di Confartigianato Sardegna in collaborazione con Confexport, si proporranno a una platea internazionale molto selezionata di compratori, giornalisti, manager del settore e altri importanti addetti del fashion. Lo comunica oggi Stefano Mameli, segretario regionale di Confartigianato, sottolineando l’importante vetrina internazionale dell’evento milanese, e ricordando i numeri di un settore che, benché ancora di nicchia in Sardegna, mostra segni di  vivacità. Secondo i dati di Confartigianato Sardegna e Unioncamere, il sistema sartoriale conta 263 laboratori, di cui 230 artigianali. Poco meno della metà concentrati nella provincia di Nuoro, seguita da quelle  di Cagliari con il 30,4%, di Oristano (18,2%) e di Sassari (5,2%). Il settore ha registrato nell’ultimo anno  una crescita interessante e un quadro generale di previsioni positive anche per le assunzioni di nuovi  occupati. Operatori quindi da incoraggiare, secondo Confartigianato Sardegna, e da supportare anche con interventi regionali di sostegno all’export  e alla promozione nei mercati internazionali.
Le collezioni che partecipano alla Fashion Week milanese sono firmate dagli stilisti sardi  Adelaide Carta, Anna Mattarocci e Silvio Betterelli che presentano le loro creazioni di alta gamma destinate a una clientela molto attenta all’eccellenza per qualità e creatività.
Adelaide Carta traendo ispirazione dalla tradizione tessile sarda, reinterpretata con lavorazioni all’avanguardia, propone una linea di forme pulite e colori decisi, realizzata con un’attenzione profonda all’uso di materiali naturali (e animal-free) come nelle borse in sughero.
Anna Mattarocci porta in passerella una collezione nel segno del military look, con il rimando alla marsina di gusto settecentesco e all’Oriente con il dettaglio delle maniche a kimono rubate al costume dei samurai. Linee che evocano uno stile severo, stemperato dagli orli vaporosi di abiti e gonne.
Silvio Betterelli presenta i suoi cappotti rovesciabili di cachemire e dalle impunture ripassate a mano, eco-pellicce e lavorazioni patch-work nei toni del verde, viola, bianco e arancio; ispirandosi nelle linee creative ai profili e volumi delle maschere tradizionali sarde.
Le foto delle collezioni sono disponibili al link
https://drive.google.com/open?id=17worUy-7oyq5EO-l7twUZwqKg_4nDowp