La terza via

 

“La cooperazione terza via tra capitalismo e socialismo”. Con questa citazione dalle forti suggestioni  si apre l’incontro di EST con  Filippo Sanna, che da trent’anni segue il settore della mutualità applicato all’impresa e non ci sta a fare di tutta l’erba un fascio. Se è vero che soprattutto dopo ‘Mafia Capitale’ la parola  ‘cooperativa’ suona alle orecchie dell’opinione pubblica come sinonimo di malaffare, è altrettanto necessario far chiarezza e tracciare una distinzione netta tra false e buone cooperative, la maggioranza queste  in un settore importante dell’economia italiana fatto di persone che, nella legalità, cooperano per creare imprese e posti di lavoro. Un fatturato di oltre 136,5 Mld. quello delle coop italiane e in continua crescita. I lavoratori che scelgono la forma societaria della mutualità  (self-help) nel nostro paese sono 1,3 milioni e l’elenco dei settori in cui si fà cooperazione è davvero molto lungo. Citiamo quelli  prevalenti : servizi alla persona (sanitari-accoglienza-integrazione-infanzia-anziani-disabili-fasce sociali deboli o svantaggiate) ; trasporti; edilizia e manutenzioni; pesca e agricoltura; servizi portuali; pulizie.
Filippo Sanna dirige in Gallura  l’Associazione Generale delle Cooperative Italiane fin dalla costituzione a Olbia nel 2004.  La sede dell’ A.G.C.I. Gallura, presieduta da Michele Fiori, associa 60 cooperative con oltre 3.000 soci, tra conferitori  e lavoratori. Nella ex Provincia di Olbia-Tempio  sono operative oltre 200 coop (dato 2016) nell’attività prevalente dei servizi alla persona (per il 25%) e per  la parte restante nei settori della pesca, produzione, lavoro, servizi e agricoltura con le cantine sociali di Monti, Berchidda e Tempio. La presenza femminile incide per il  52,8% sul totale delle coop galluresi, ma arriva al 75%  nel settore dei servizi alla persona, dove le cooperatrici esprimono un valore aggiunto di  dedizione e un livello più elevato di scolarizzazione. Non è un caso, sottolinea Sanna,  che spesso migrino dall’esperienza cooperativa nelle strutture del personale più qualificato della rete sanitaria e assistenziale pubblica.
I dati su giro d’affari e occupati dimostrano che le coop hanno resistito meglio alla crisi rispetto all’impresa tradizionale, è cosi?
La cooperativa è, ancora oggi, la forma societaria più vantaggiosa. Le persone si mettono insieme per soddisfare un bisogno comune e direi ‘sociale’:  la mancanza di lavoro, oppure la riduzione di costi (come nei gruppi  di acquisto). Con una soglia minima di tre persone e un  investimento di 75 euro, oltre ai costi notarili di costituzione, si può creare una start-up cooperativa.
Quindi per chi il lavoro non lo trova oppure lo ha perso resta la forma societaria più accessibile?
Sì, se il requisito della mutualità è quello prevalente :  il 51% dei costi deve essere rappresentato da salari e stipendi da distribuire fra i soci. Se questo criterio è soddisfatto si ha diritto anche a forme di fiscalità di vantaggio con l’esenzione di IRES e IRAP ad esempio. Inoltre le coop che operano nel sociale, in virtù delle loro finalità, accedono a ulteriori agevolazioni in conto occupazione tramite sovvenzioni pubbliche di fonte regionale e nazionale o attraverso i programmi  di sostegno dell’Unione Europea.
 La gestione di una coop è complessa?
Direi di no. Rappresenta l’applicazione concreta dei principi della democrazia economica nella vita di un’impresa : una testa, un voto. L’organigramma rappresenta tutti i soci e dal 1′ gennaio 2018 la legge impone l’obbligo di dotarsi  di un consiglio di amministrazione, peraltro  eletto dall’assemblea dei soci e sempre secondo lo stesso principio dell’uno vale uno.
Le coop fantasma, le false cooperative  cosa sono?
Le prime hanno un ciclo di vita molto breve; aprono e chiudono nel giro di un anno, neanche il tempo di chiudere un esercizio contabile, per sfuggire ai controlli. Le altre non sono vere coop; sono false cooperative che applicano contratti di lavoro non sottoscritti dalle organizzazioni di categoria riconosciute e rappresentative del settore a livello nazionale. Fanno concorrenza sleale alle coop regolari con costi del personale ridotti e creando distorsioni sul mercato, con una vera e propria pratica di dumping. E aggiungo un’altra differenza fondamentale rispetto alle coop regolari. La governance interna non è democratica; dietro la facciata si nasconde la realtà di rapporti  di lavoro subordinato  a tutti gli effetti, camuffata  con la definizione di  ‘soci lavoratori  in cooperativa’.
Quali sono gli strumenti di controllo ?
Intanto la previsione data dall’art. 45 della Costituzione, poi  l’iscrizione all’albo nazionale del Ministero dello Sviluppo Economico e agli ulteriori albi regionali in base al settore di appartenenza. Inoltre la revisione periodica del Ministero su eventuali  inadempienze contabili e fiscali.  A Sassari abbiamo anche l’Osservatorio provinciale della Cooperazione, ma è intuibile che le cooperative irregolari non aderiscano a nessuna delle organizzazioni centrali di rappresentanza come A.G.C.I.,  Confcoperative, Lega Coop che già al loro interno filtrano la regolarità delle loro associate.
La differenza fra  le tre sigle di rappresentanza della cooperazione?
Direi soprattutto una matrice storico-culturale che affonda le  radici nel secondo dopoguerra. La Lega Coop ha un’ispirazione socialista, Confcooperative cattolica e A.G.C.I.  una connotazione laica di origine mazziniana-repubblicana.
Cooperatore, attivo nel  volontariato e nell’associazionismo cattolico, anche coordinatore del Tavolo Associazioni  Gallura fino a pochi giorni fà, cosa le ha lasciato quest’esperienza?
Molto in sintonia con la mia sensibilità e forma mentis; mi ha rafforzato nella convinzione di  ‘unità nella pluriformità’ (dixit l’allora cardinale Joseph Ratzinger). Un’esperienza intensa connettere tre organizzazioni sindacali e sei imprenditoriali sul terreno comune dell’interesse alla crescita armonica della Gallura e per il benessere non solo economico, ma anche sociale del nostro territorio. Un confronto di idee, valori, proposte non sempre facile, ma sempre alto e nel segno della responsabilità reciproca di tutte le componenti del Tavolo verso la Gallura.

 

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