Realtà e rappresentazione

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L’altro ieri a qualcuno di EST, tra il pubblico del consiglio comunale di Olbia sul Mater Olbia, è venuto in mente un quadro di Caravaggio dal titolo I bari. E non tanto per l’effetto scenico dirompente che si sa con Caravaggio è sempre assicurato, quanto per quel che il quadro racconta e suggerisce anche allo sguardo dell’osservatore meno attento.
Da fonte Wikipedia scopriamo che I bari, datato 1594, ebbe da subito una grande fortuna, confermata dal numero di copie, e con malizia nutriamo il sospetto che nei tanti emulatori del Maestro abbia incontrato particolare favore non solo il tema narrato, ma anche il rimando all’italica inclinazione per la mistificazione o al dissimulare le nostre vere intenzioni quando sono in gioco interessi importanti. Arte in cui storicamente eccellono anche i popoli del Medio Oriente e, forse non per caso, Caravaggio inserì due dettagli che rimandano a quell’area geografica : la tovaglia damascata esempio di raffinata manifattura tessile siriana e il gioco di carte lo ‘Zarro’ di origine persiana. E di gioco ci parla la scena raffigurata, o meglio del piano truffaldino con carte truccate (nascoste dietro la schiena insieme al pugnale) ordito dai due compari in abiti variopinti a danno del giovane ingenuo in abito scuro. Il quale forse è meno sprovveduto di quel che sembra al primo colpo d’occhio. Il raggiro tramato dalla pericolosa controparte nel quadro resta infatti sospeso, quasi che si sia rivelato più difficile del previsto. I due bari sono impazienti, nella vigile attesa del momento buono per barare, ma la vittima del complotto esita nell’apparente difficile scelta della carta da calare. Si ha l’impressione che tutti possano riservarci sorprese nelle loro prossime mosse; non a caso nessuno dei tre protagonisti è raffigurato frontalmente, ma di tre quarti. Wikipedia ci regala un’altra curiosità, già all’inizio del ‘500 lo Zarro era fuori legge perché ritenuto ‘socialmente pericoloso’ e aveva regole molto simili all’attuale poker soprattutto nel punteggio. Tornando al nostro tema, viene da chiedersi se come nel poker anche per il Mater Olbia sia arrivato il momento dello show down, della mossa finale in cui si calano tutte le carte sul tavolo.
Ad oggi infatti il gioco non è ancora a carte scoperte. Le incertezze sulla data di apertura e le effettive funzionalità dei reparti restano tutte, come pure sulla delibera della Giunta regionale di fondi a favore della struttura. E noi eravamo dubbiosi se nel titolo inserire la ‘e’ congiuntiva (poi rimasta) oppure una ‘o’ disgiuntiva : in consiglio comunale era andata in scena la realtà e/o una sua rappresentazione? Sulla seconda non ci sono dubbi. L’accento ultimativo del sindaco Nizzi, nel chiudere la diretta telefonica con l’assessore regionale alla sanità Arru, ben rappresentava l’esigenza pressante di ottenere risposte e soprattutto certezze, e insieme la stanchezza del territorio per le vane storiche attese di investimenti pubblici nei servizi sanitari che il Mater Olbia potrebbe almeno in parte compensare. Come pure le univoche dichiarazioni di sostegno espresse in aula dai consiglieri regionali galluresi, dai parlamentari Cappellacci, Cucca, Marino e Pittalis. Unanimità da centrodestra,centrosinistra e pentastellati, nell’impegno affinché la giunta regionale sul Mater Olbia tenga fede agli impegni più volte dichiarati, e ribaditi anche dall’assessore Arru in chiusura del collegamento telefonico. Fin qui la rappresentazione, e nello sfondo la realtà quella con cui sempre bisogna fare i conti. Trapela alla fine dell’intervento di Luisa Di Lorenzo (Cgil) che ha dato lettura del comunicato unitario del Tavolo Associazioni Gallura, pronto non solo al sostegno ma anche a “smascherare” chi sta ostacolando l’operazione del Mater. Ma esplode la realtà dal corroborante richiamo di Gian Piero Scanu all’appena trascorso 25 aprile e alla lotta “partigiana” contro i nemici del territorio. Scanu, che per rispetto alle procedure di registrazione delle sedute consiliari si presenta con il titolo di “scaricato” (cioè senza incarichi n.d.r.) e di cui è incontestabile il peso dell’autorevolezza, ben oltre qualsivoglia carica istituzionale, in particolare sulla vicenda Mater Olbia. E colpisce come uno schiaffo l’immagine tratteggiata da Scanu dei convitati a una tavola imbandita che si vedrebbero ridurre le loro ricche porzioni dall’arrivo di un altro commensale. Il riferimento è chiaro. D’altro canto quella del potentato costituito dai baroni delle cliniche private convenzionate e quindi sovvenzionate con il pubblico denaro è una realtà che anche molti galluresi conoscono fin troppo bene, loro malgrado. Una sanità eccellente ed efficiente che, con una trasferta a Cagliari, consente di curare non solo patologie gravi o affrontare interventi complessi, ma anche un’operazione di routine alla cataratta, con la copertura del servizio sanitario pubblico ed evitando lunghe liste d’attesa di mesi. In alternativa, visto che gli ospedali di Olbia e Tempio mancano del reparto di oculistica, agli anziani pazienti provenienti da tutti i centri della Gallura non resta che continuare ad affollare quello dell’ospedale di Ozieri.
E per concludere con una nota di bellezza torniamo a I bari , la cui interpretazione per storici e critici d’arte è stata più semplice di quanto oggi sia per noi la realtà rappresentata dai potenti nemici del Mater Olbia.
Per i più il significato de I bari è un’ovvia condanna del malcostume, in particolare del vizio del gioco, ma altri hanno voluto dare un’interpretazione meno scontata : non bisogna cercare di cambiare il disegno della volontà divina o, se preferite, la direzione del destino. Questa chiave di lettura sembra anche a noi la più interessante perché ribalta i rapporti di forza tra i personaggi raffigurati. I bari nel confronto impari con Dio o con la sorte, sono già in partenza dei perdenti. Mentre la vittima da truffare, con la sua ben ponderata e vigile riflessione, rimanda un’immagine non più ingenua ma temibile.
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