La Sardegna nel mondo con Insula

Promuovere la Sardegna nel mondo, valorizzando le eccellenze delle sue filiere produttive di qualità certificata perché diventino attrattori di un turismo esperienzale, non più legato solo ai luoghi ma anche alla conoscenza di sapori e saperi dei territori dell’Isola. La destinazione Sardegna come esperienza turistica identitaria  con la sua unicità di storia, tradizioni e cultura espresse dalle produzioni locali di eccellenza. Questo l’obiettivo del programma “Sardinia Quality World”, insieme alla piattaforma di marketing territoriale “Insula”, promossi dal Consorzio Industriale Provinciale del Nord Est in collaborazione con gli assessorati regionali all’Agricoltura e al Turismo presentati oggi a Porto Cervo nel corso di una tavola rotonda.
Insula, il contenitore unico, che mette in rete le filiere del comparto agroalimentare e vitivinicolo di qualità (a marchi DOP, DOC, DOCG, IGT, IGP, BIO) insieme all’artigianato artistico, alla moda e al design è stato descritto da Massimo Masia, responsabile Divisione Agrifood e Marketing Territoriale del Consorzio Industriale gallurese. Un grande spazio espositivo permanente in corso di realizzazione, affacciato sul golfo di Olbia, che ospiterà le produzioni di filiera certificate per qualità e origine sarda: carni, olii, pani, vini, paste fresche integrandole con isole di ristorazione tematiche e un ricco programma di iniziative promozionali, in parte già avviate, e molte altre in calendario. Apertura di spazi dedicati in luoghi a forte vocazione turistica internazionale, come quello al Fort Village, e nel maggio 2019 alla marina di Porto Cervo che con i suoi 800 posti barca rappresenta un altro hub strategico del turismo top-spender e dove nelle isole di ristorazione verranno serviti menu con piatti a km zero realizzati con i prodotti di aziende e cantine aderenti al network di Insula. La partnership con le compagnie di navigazione per inserire showroom di prodotti sardi sulle tratte da Olbia per Civitavecchia, Genova e Livorno. Inoltre la partecipazione alle più importanti fiere internazionali ed eventi del settore da Parma, a Milano e prossimamente a Parigi, Dubai, New York e San Francisco con strutture, racconti degli chef e work-shop per far incontrare i produttori sardi con i buyer esteri.
Oggi l’80% di prodotti alimentari presenti nell’Isola dalle carni, al pesce, al grano proviene da mercati esterni ma c’è anche una Sardegna fatta di imprese che investono in innovazione e sviluppo che per le dimensioni aziendali medio-piccole trovano molte difficoltà a incontrare il mercato e soddisfare le richieste in termini di quantità e tempistica. La piattaforma di Insula offre la possibilità di realizzare sinergie nell’approccio al mercato nazionale ed estero, ma anche un coordinamento per lo stoccaggio e la distribuzione con un unico centro operativo.
Il turismo esperienziale ricerca produzioni di qualità e il passo successivo, la vera sfida da raccogliere, è che la ristorazione in particolare quella inserita nel sistema della ricettività alberghiera, creda nella filosofia del programma del network di Insula inserendo nei menu piatti realizzati con prodotti sardi di qualità certificata.
La regione Sardegna che ha un ruolo centrale nel supporto e nella comunicazione del progetto era rappresentata dall’assessore all’agricoltura Pier Luigi Caria e dall’assessore al Turismo Barbara Argiolas.
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Gallura pressing per la Provincia

Una richiesta di incontro urgente al presidente Pigliaru, governatore della Sardegna,  mobilitazione permanente della Gallura, pressing sui lavori degli organi legislativi della Regione perché il testo della legge istitutiva della provincia Nord Est, composto di soli due articoli, venga esaminato dalla commissione consiliare competente e portato in aula per l’approvazione entro i prossimi  60 giorni. Questa la tabella di marcia del percorso a tappe forzate che il territorio dovrà affrontare per riavere la Provincia e  decisa all’unanimità, oggi a Olbia, dai massimi rappresentanti galluresi nelle istituzioni locali e regionali, insieme  ai dirigenti scolastici, alle forze sociali e produttive del TAG. Condivisione unitaria del percorso e soprattutto dell’obiettivo: riportare a casa la provincia del Nord Est.
I ritmi serrati sono imposti dai mesi effettivi di lavoro rimasti, solo due alla fine della legislatura, non considerando dicembre. Pochi i 60 giorni a disposizione,  e allora occorre sguainare la spada e mettere in campo una  “sana aggressività”, ha detto l’ex parlamentare Gian Piero Scanu. Fondamentale, ha sollecitato Mirko Idili segretario CISL, “riscaldare i cuori” perché la riproposizione della nuova Provincia non assomigli allo schema già “rottamato” dal referendum popolare abrogativo della precedente che, se pur di breve durata, si è distinta soprattutto per la litigiosità. Occorre quindi, parlare alle comunità galluresi e spiegare che il “vuoto lasciato, senza alternative di autogoverno locale”  ha concluso Idili, apre la strada a uno sviluppo deciso altrove che ricade sul territorio con gravi mancanze nell’offerta di  servizi essenziali  ai cittadini.
Nominati al termine dell’incontro i componenti del comitato di mobilitazione permanente: saranno i sindaci di Olbia e Tempio, Nizzi e Biancareddu, in rappresentanza dell’intera Gallura; Antonio Satta delegato della conferenza dei 26 sindaci della ex provincia di Olbia-Tempio; i due assessori della giunta regionale Caria e Careddu; i quattro consiglieri regionali Fasolino, Meloni, Satta e Zanchetta; Deiana presidente dell’ANCI Sardegna; due esponenti per le sigle sindacali e imprenditoriali componenti del TAG, il tavolo delle associazioni galluresi.
Sarà questa la cabina di regia che dovrà organizzare e guidare la mobilitazione della Gallura verso l’obiettivo provincia del Nord Est. Ai consiglieri regionali in particolare il compito di presidiare i lavori della commissione consiliare competente, ma per tutti l’impegno a incalzare la Regione, a lavorare per costruire il consenso nel proprio gruppo consiliare e nel partito di appartenenza, non dimenticando di stare attenti ai furbi da stanare : quelli che si mostreranno favorevoli per poi lavorare  nell’ombra a seminare ostacoli lungo il percorso.

La Gallura rivuole la sua Provincia

Una voce unica, una richiesta non negoziabile : la Gallura non vuol tornare con Sassari e chiede unanime di riavere la sua provincia del Nord Est. Oggi a Cagliari, nella sede della prima Commissione Permanente del consiglio regionale, una nutrita delegazione gallurese composta da sindaci,  rappresentanti delle forze del lavoro e delle imprese – a nome delle 9 sigle sindacali e datoriali del TAG – ha portato ai capigruppo consiliari la richiesta di accelerazione dell’iter deliberativo della proposta di legge istitutiva, bloccata nella  competente Commissione che non l’avrebbe ancora mai discussa. La Gallura chiede che venga portata in aula, all’esame del consiglio regionale sardo, e che il voto finale sia palese per avere contezza dei partiti favorevoli e di quelli contrari, in modo che il territorio si regoli di conseguenza in vista delle elezioni regionali a febbraio 2019. Come è stato chiarito nella riunione plenaria di lunedì a Olbia nella sede dell’ex Provincia perduta.
Ma la strada sembra in ripida salita, non solo perché la legislatura è ormai alle battute finali e i tempi stringono ogni giorno di più. Altri aspetti critici, e non di poco conto, li ha messi sul tavolo  lo stesso presidente della prima Commissione, Francesco Agus, che pur riconoscendo l’unità mostrata dalla Gallura come elemento differenziale positivo, ha sottolineato la necessità di evitare forzature nei tempi di presentazione all’aula e l’importanza di trovare una condivisione politica per evitare la “morte della proposta di legge”. E se pure sul fronte politico si trovasse un’ampia convergenza per rispondere alle legittime aspirazioni dei galluresi ad autodeterminarsi, resterebbe da risolvere in via preliminare un altro aspetto di natura tecnico-giuridica che sembra una matassa non meno aggrovigliata della prima. Si tratta dei possibili rilievi di incostituzionalità (e rischio di conseguente impugnazione) che potrebbero sollevare  Governo e Corte Costituzionale con riferimento alla riproposizione di una legge già abrogata dal referendum popolare.
 “Bisogna costruire una legge basata su un terreno stabile” ha concluso Agus, assicurando il tal senso il suo impegno  come presidente della Commissione. E l’impegno ad appoggiare le rivendicazioni della Gallura sembra lo abbiano confermato, a nome del gruppo politico di appartenenza, tutti i rappresentanti in consiglio regionale presenti all’incontro di oggi.  Benché con sfumature diverse, o meglio alcuni in modo incondizionato e altri con qualche motivata riserva. Considerando l’orizzonte offuscato dalla campagna elettorale, ancora non ufficialmente aperta, ma di fatto  in corso da tempo, la Gallura dovrà sapersi muovere con attenzione nel terreno minato della politica che si prepara alla corsa del prossimo febbraio. La partita provincia del Nord Est è fondamentale per il territorio e sarà la cartina di tornasole per tastare il polso alla credibilità dell’attuale classe politica : se la volontà ci fosse davvero, la legge si potrebbe approvare  nei tre mesi ancora utili prima di fine legislatura.

Aiuti alla promozione dell’export

aerial view of city lit up at nightA partire da oggi e fino al 20 febbraio 2019, le imprese sarde di micro, piccole o medie dimensioni potranno presentare la richiesta di un contributo regionale per la promozione sui mercati esteri dei propri prodotti o servizi. L’aiuto previsto dal bando regionale ha la finalità di migliorare il grado di competitività del sistema produttivo della Sardegna e di creare opportunità di nuovi business rafforzando la promozione sul mercato internazionale. Le imprese potranno richiedere da un minimo di 15.000 fino a un  massimo di 150.000 euro su un piano di internazionalizzazione che abbia l’obiettivo di entrare o consolidare la loro presenza nei mercati esteri. Il contributo dovrà essere finalizzato a coprire i costi per l’acquisto di servizi di consulenza, di realizzazione e gestione di stand per partecipare a fiere e mostre; per le spese nella realizzazione di campagne e strumenti promozionali anche on-line; i costi  dell’organizzazione e la realizzazione all’estero di missioni, workshop, educational tour.
I requisiti di partecipazione prevedono la sede operativa in Sardegna e iscrizione al registro camerale delle imprese competente per territorio, la regolarità della posizione contributiva e con la normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, non avere procedure concorsuali in corso, non essere beneficiarie, per la stessa iniziativa, di altri contributi pubblici per le spese oggetto dell’agevolazione. I settori di operatività delle imprese ammessi a partecipare al bando sono diversi : costruzioni, ricettività, attività di trasformazione, logistica e servizi di supporto ai trasporti via mare o altre vie d’acqua, gestione di porti o banchine, case editrici di libri, produzione o post-produzione di film e altri audio-visivi, consulenza informatica, produzione di software, attività artistiche, gestione di musei o siti storici.
Le domande di contributi dovranno essere presentate esclusivamente on-line sulla piattaforma informatica regionale cliccando sul link seguente:
https://bandi.regione.sardegna.it/sipes/login.xhtml
Le richieste di chiarimenti potranno essere inoltrate all’indirizzo:
programmaexport@regione.sardegna.it

Custodi di memoria e volano di sviluppo

I paesaggi rurali sono un bene comune a tutto tondo. Forza creatrice di  benessere e di sviluppo economico anche nel turismo, luoghi depositari di valori identitari tramandati dalle comunità che ne sono custodi e patrimonio da lasciare alle future generazioni. Il  tema è stato il filo conduttore dell’incontro promosso oggi da ANCI e regione Sardegna a Calangianus dove, nell’auditorium dell’ex convento, si sono confrontati  esperti  di agraria, scienze sociali e del paesaggio nell’illustrazione del progetto regionale di ricerca sui “Paesaggi Rurali della Sardegna”.  Un incontro dedicato all’ascolto delle comunità locali, preceduto da quelli in altri territori, per completare la fase partecipativa, di condivisione dei risultati dello studio, ma anche di raccolta di osservazioni e analisi delle criticità.
L’obiettivo è porre le basi per progettare gli scenari futuri dei paesaggi rurali con riferimento alla legge regionale di governo del territorio, ma anche candidare l’Alta  Gallura  all’iscrizione nel  Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali e Storici. La presenza nel catalogo ministeriale potrebbe rappresentare un volano per la promozione nazionale della conoscenza dei paesaggi rurali galluresi, come ha sottolineato Emiliano Deiana, presidente dell’ANCI Sardegna, intervenuto dopo il saluto di apertura del sindaco di Calangianus, Fabio Albieri.  Deiana ha ricordato quanto la diffusione della conoscenza dei luoghi, insieme alla salvaguardia di storia e cultura delle comunità locali, sia uno strumento efficace nell’impegno contro lo spopolamento delle aree interne.  Deiana ha menzionato la riqualificazione dei percorsi rurali  in Alta Gallura, in chiave di valorizzazione turistica, realizzata con il piano di sviluppo locale “Città di paesi della Gallura”,  ma anche gli investimenti nei centri storici di Aggius, Calangianus, Tempio, Luras. Esempio in cui  l’impegno degli amministratori locali si scontra, tuttavia, con il degrado circostante delle troppe case abbandonate. In proposito Deiana ha citato l’ultima rilevazione che ha censito in Sardegna circa 280.000 case disabitate e ha sollecitato l’azione congiunta di risorse pubbliche e investimenti privati per arginare lo spopolamento delle aree interne. “L’idea delle case a 1 euro sperimentata nella Barbagia di Ollolai è brillante, ma non so quanto sia esportabile in Gallura”, ha concluso il presidente dell’ANCI, e sindaco di Bortigiadas, evidenziando come all’integrità e al pregio estetico del paesaggio in Alta Gallura si contrapponga la presenza di pale eoliche, disseminate a pochi metri di distanza l’una dall’altra. Una materia, quella del governo del territorio, sulla quale non pochi amministratori  locali richiamano i decisori politici a una riflessione critica, perché venga riconosciuta loro la possibilità di intervento a garanzia di una maggior tutela del paesaggio, soprattutto nelle aree interne.
La ricerca presentata a Calangianus si avvale della collaborazione multidisciplinare di esperti dei due atenei sardi, degli apporti di assessorati regionali competenti e di enti quali Forestas, Laore, Agris ma anche dell’ISRE. E la presenza dell’istituto etnografico della Sardegna è fondamentale  per la raccolta di documentazione sugli insediamenti umani dei paesaggi rurali. Da una molteplicità di fonti sono emersi aspetti culturali che sono oggetto di studio e comprendono anche i miti, le leggende, le pratiche e gli usi rappresentando il patrimonio immateriale delle comunità rurali. I risultati della ricerca sono pubblicati sul sito   www.sardegnaterritorio.it   e accessibili ai link della pagina dedicata ai paesaggi rurali.

Autoriparazione tra crisi e rilancio

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Allarme per i segnali di crisi delle piccole imprese artigiane  che operano nel settore dell’autoriparazione. Se ne fa portavoce Giuseppe Pireddu, autoriparatore e presidente di Confartigianato Nuoro-Ogliastra, che evidenziando come i margini di guadagno del settore siano ormai “ridotti all’osso” spiega  anche le ragioni del declino. La concorrenza sleale degli operatori abusivi che fiacca la forza di resistenza sul mercato degli artigiani in regola e  la  perdurante crisi economica che incide anche sulla riparazione e manutenzione degli autoveicoli; fra le voci di spesa che nei budget dei consumatori  vengono ridotte o rinviate nel tempo. E le conseguenze negative pesano sull’economia del settore, ma anche sui livelli di efficienza e sicurezza dei veicoli aumentando  i  rischi nella circolazione stradale.
In Sardegna il settore offre servizi a oltre milione di autoveicoli tra le attività di carrozzieri, meccanici, riparatori  di impianti elettrici e di alimentazione, gommisti, autolavaggio e altre attività di manutenzione, impiegando 8.200 addetti, numero sottostimato per la difficoltà di censire gli operatori  irregolari. Un fenomeno   – stigmatizza Pireddu nella nota di Confartigianato  – che è : “Una piaga  contro cui bisogna far fronte comune, cittadini e imprese, perché provoca danni economici e sociali, alimentando un mercato fuori dalle regole e da ogni controllo”. Le fonti di dati ISTAT, UnionCamere e dell’Osservatorio di Confartigianato, richiamati nella nota, tracciano per la Sardegna un quadro in chiaroscuro da cui emerge che sono soprattutto i piccoli imprenditori artigiani a soffrire la crisi del settore, e in particolare i carrozzieri. Mentre  l’intero comparto, dal 2017 al 2018, mostra un tasso di crescita se pur lieve (+0,1%),  al contrario il segmento artigiano registra una flessione dell’1,5%. Un dato che fa riflettere poiché rappresenta l’80,9% delle imprese operative nel settore che in un anno ha perso 37 aziende. Anche l’analisi dei dati delle province sarde è tra luci ed ombre :  il  settore cresce a Sassari e  tiene a Nuoro, ma crolla a Cagliari e a Oristano.
Il rilancio potrebbe seguire percorsi diversi e paralleli. Intanto urge un maggior controllo, regolare e capillare, per scoprire le imprese irregolari, con una campagna di informazione-formazione degli addetti ai lavori sugli obblighi di legge da rispettare, ma anche una sensibilizzazione dei clienti  che oggi,  nei punti vendita al dettaglio e sulle piattaforme on line acquistano prodotti low-cost che permettono di risparmiare, ma non garantiscono la sicurezza e la qualità certificate dai marchi ufficiali. La crisi economica e la diffusione dell’e-commerce alimentano un mercato parallelo dove i rivenditori e i consumatori  possono reperire  con facilità pezzi di ricambio a prezzi più convenienti, ma di dubbia qualità. Anche questi sono profili di concorrenza sleale che danneggiano gli imprenditori regolari.  Confartigianato stima che, nel rispetto di norme e regolamenti a tutela del mercato e dei consumatori, un’impresa del settore affronti una spesa media annua di 1.000 euro solo per lo smaltimento regolare di oli, liquidi, batterie, materiale e ricambi non più utilizzabili. Costi  che gli operatori irregolari  non sostengono, alimentando così le discariche abusive con gravi conseguenze di inquinamento ambientale.
“A sostegno del settore”, conclude Pireddu, “presenteremo al Governo una proposta concreta”. Confartigianato chiederà che nella prossima legge di bilancio venga prevista la detrazione fiscale sui costi sostenuti dai clienti per i tagliandi di manutenzione programmati, nonché per le riparazioni di meccanica e carrozzeria di una certa entità. Si otterrebbero vantaggi sia nell’incentivare l’economia del comparto, che nel livello di efficienza dei veicoli e quindi di sicurezza stradale, ma anche sul fronte della tutela ambientale.

Ultimatum ai conti dormienti

Depositi in denaro, libretti di risparmio e conti correnti sia bancari che postali, azioni, obbligazioni, certificati di deposito e fondi d’investimento, ma anche assegni circolari non riscossi entro i termini. Nel mese di agosto, con una breve nota pubblicata sul  sito web, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato che, decorsa la scadenza di novembre 2018, tutti i conti dormienti ossia quelli non movimentati negli ultimi 10 anni (da novembre 2008) non potranno più essere esigibili e confluiranno nel fondo statale “Rapporto Dormienti”.
A novembre 2018 per i conti dormienti degli italiani (anche residenti all’estero) scatterà la prescrizione,  e quindi l’ultima possibilità per i legittimi titolari dei conti (intestatari o loro delegati) di godere di ogni diritto, con riferimento alla libera disponibilità di somme inutilizzate relative a strumenti di natura bancaria e finanziaria di importo non inferiore a 100 euro, non più movimentati per un tempo ininterrotto di 10 anni.
Se si hanno dubbi, o per semplice scrupolo, sarà opportuno verificare l’esistenza di conti dormienti intestati a proprio nome o a nome di familiari di cui si possa risultare eredi, e in caso positivo inviare la domanda di rimborso in tempo utile.
All’indirizzo http://www.consap.it/servizi-economia/fondo-rapporti-dormienti, selezionando l’opzione “cerca rapporto dormiente” si accede alla banca dati per la verifica dell’eventuale conto dimenticato. Le domande di rimborso dovranno essere presentate on line sulla piattaforma http://portale.consap.it/ oppure con raccomandata a/r o a mano presso la sede della società.
Come accade per le vincite non riscosse, lo Stato incamera anche i risparmi non movimentati dai legittimi titolari e non si tratta di pochi spiccioli, ma di volumi di denaro molto rilevanti. Nella tornata precedente (2008) l’ammontare delle giacenze sfiorava i 2 miliardi di euro, e nel 2018 l’importo dovrebbe essere di poco inferiore.
Se la longa manus statale sui risparmi dimenticati degli italiani è una certezza, ancora incerta è invece ad oggi la loro destinazione. Secondo le indicazioni del precedente governo, una minima parte sarebbe dovuta confluire nel fondo di garanzia interbancaria per gli indennizzi ai risparmiatori danneggiati dalle crisi e dai fallimenti bancari. Destinazione che il governo attuale sembra voler mantenere nel testo della prossima legge finanziaria,  semplificando  le modalità di accesso agli indennizzi e con un allargamento della platea dei beneficiari.

Servizio civile

 

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Il Servizio Civile Nazionale Volontario offre l’opportunità di svolgere un’attività remunerata per la durata di 12 mesi nel campo della solidarietà sociale, della salvaguardia ambientale, della tutela del patrimonio culturale dello Stato, nella partecipazione a iniziative che contribuiscono alla formazione civica, sociale, culturale e professionale. Rappresenta quindi un’occasione formativa, anche professionale, perché consente ai giovani di operare concretamente nell’ambito di progetti con finalità di solidarietà, cooperazione e assistenza sociale. Un’esperienza che aiuta a entrare in contatto con realtà di volontariato che operano in diversi ambiti lavorativi, favorisce l’acquisizione di competenze trasversali utili all’ingresso nel mercato del lavoro, sviluppa l’attitudine mentale alla soluzione dei problemi, come al lavoro di squadra e alle dinamiche di gruppo.
La domanda di partecipazione potrà essere presentata, entro la data del 28 settembre 2018, da cittadini italiani di entrambi i sessi con un’età tra i 18 e 28 anni (28 anni e 364 giorni) presso gli uffici competenti del comune o dell’ente che realizza il progetto prescelto dal candidato. Si potrà presentare un’unica candidatura su un solo progetto.
Nell’allegato pubblicato qui è consultabile l’elenco completo, con i relativi siti web dei 176 comuni ed enti della Sardegna che hanno presentato progetti per un totale di 932 posti di volontario nel servizio civile, di cui 2 riservati ai soggetti titolari di protezione internazionale o umanitaria.

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L’indennità mensile è di euro 433,80 per 30 ore settimanali,  su base annua massimo 1.400 ore. Sono previsti il rimborso spese di viaggio per raggiungere la sede del progetto e un’assicurazione sui rischi. L’avvio del servizio dipenderà dal progetto prescelto, ma non oltre il 30 aprile 2019. Il periodo prestato come volontario nel servizio civile è riconosciuto valido anche ai fini previdenziali.
Per altre informazioni e il bando integrale click sul link http://www.regione.sardegna.it/serviziocivile/
La modulistica da allegare alla domanda è scaricabile al link http://www.serviziocivile.gov.it

Valore su due ruote

 

 

Non solo hobby e passione sportiva, la bicicletta per oltre un milione di italiani rappresenta il mezzo di locomozione abituale, usato quotidianamente per raggiungere i luoghi di lavoro o di studio. Il mezzo a due ruote, oltre a offrire mobilità urbana ed extraurbana low cost nel rispetto dell’ambiente, è anche un moltiplicatore di valore economico per le imprese del settore. Nei dati diffusi oggi da Confartigianato Imprese Sardegna, il presidente Matzutzi e il direttore Mameli rilevano che sono 61 le imprese isolane operanti nel comparto economico delle due ruote tra attività di produzione, riparazione, manutenzione e noleggio; con un’occupazione totale di 200 addetti diretti generano effetti positivi anche sui settori dell’indotto : autotrasporto, commercio, ricettività e ristorazione. Un comparto, quello che corre sulle due ruote fortemente legato all’artigianato, e come ricordano i vertici dell’associazione, rappresenta un’eccellenza della produzione manifatturiera italiana di cui ha contribuito al rilancio durante la crisi, resistendo alla concorrenza estera con la forza della tradizione unita alla capacità di innovazione, al gusto e alla creatività. Secondo Confartigianato Sardegna,  questo deve rappresentare il punto di partenza perché le amministrazioni locali nei rispettivi territori diano impulso a sviluppare maggiormente il settore. “Abbiamo un paesaggio che si presta in modo ottimale sia alle due ruote sia alle 4 ecologiche: dobbiamo solo riuscire a fare sistema, anche mettendo in relazione i percorsi ciclabili con le strutture ricettive, gli attrattori ambientali e culturali” – sottolineano i vertici dell’associazione .
Felice connubio di passione, rispetto ambientale ed economia, la bicicletta può rappresentare un’opportunità per la diversificazione dell’offerta turistica in Sardegna che ancora sconta i limiti di un prodotto principalmente legato al mare e quindi alla stagionalità.  La valorizzazione delle piste ciclabili e la creazione di ciclovie nei percorsi turistici sono tuttavia condizione necessaria per ampliare l’offerta anche alla vacanza slow ed ecologica. Come ricorda Confartiganato Sardegna, la Regione ha compiuto un primo passo in questa direzione mettendo in campo 161 milioni di euro per la creazione di infrastrutture di sostegno al settore,  con l’obiettivo di realizzare nell’Isola 2.649 chilometri di ciclovie. E anche il Piano Infrastrutture nel Documento di Economia e Finanza 2018 prevede il finanziamento della “Ciclovia della Sardegna”, un anello di 1.230 chilometri da Santa Teresa Gallura fino a Sassari. L’incremento degli investimenti pubblici a sostegno del settore delle due ruote, secondo Confartigianato, sarà occasione di lavoro per le piccole imprese di costruzione e manutenzione,  considerando che per la realizzazione di ogni chilometro saranno disponibili oltre 60mila euro. Inoltre, sottolinea il Presidente Matzutzi,  puntare su  questo tipo di mobilità contribuisce alla creazione di un’ immagine diversa del turismo isolano, senza trascurare il dato che a fronte di una spesa media giornaliera di 70 euro per un vacanziere balneare,  quella del cicloturista è  di 130 euro.
In linea con l’aumento della tendenza all’uso della bicicletta come mezzo di locomozione, ma anche per una vacanza con percorsi in città, lungo le coste e nell’entroterra, anche i dati Istat confermano l’incremento della lunghezza di piste ciclabili in tutti i capoluoghi di provincia; in Sardegna spicca la sola Cagliari che si  colloca al 19′ posto della classifica nazionale.
Anche in Sardegna, quindi, sebbene con percentuali molto inferiori rispetto ad altre regioni e province italiane del nord est (in testa quella di Bolzano a seguire Emilia Romagna, Veneto, Trento e Friuli Venezia Giulia) cresce l’abitudine all’uso del mezzo a due ruote; una buona notizia per la tendenza a uno stile di vita salutista, per la qualità ambientale e in ultimo, ma non ultimo,  per la nostra economia.

Verba volant

Uffici Air Italy al Costa Smeralda di Olbia
Come gli aerei, anche le parole volano. E quelle che riguardano Air Italy, negli ultimi tempi,  presentano un elevato tasso di volatilità. O meglio di “incoerenza rispetto agli impegni assunti”, per citare una passo della lettera di pochi giorni fa del presidente della regione Sardegna, Francesco Pigliaru, che con l’assessore regionale ai Trasporti, Carlo Careddu, chiede ai ministri Luigi Di Maio (Sviluppo Economico) e Danilo Toninelli (Trasporti e Infrastrutture) la convocazione urgente di un tavolo ministeriale su Air Italy.  Destinatario di una missiva da parte della Regione anche l’ambasciatore del Qatar in Italia, Abdulaziz Bin Ahmed Al Malki,  perché presenti la richiesta di un incontro fra le parti interessate con Qatar Airways, azionista al 49%. Obiettivo della Regione, “contrastare la volontà di Air Italy di trasferire personale e funzioni amministrative dalla Sardegna alla Lombardia”. Decisione “inaccettabile e immotivata” – secondo la nota di Pigliaru e Careddu – poiché le attività svolte dalle 51 unità lavorative che si intende delocalizzare possono continuare a operare in remoto dal Costa Smeralda al servizio di altri scali, come è avvenuto fino ad oggi.
Il riferimento all’incoerenza rispetto agli impegni assunti da Air Italy nei confronti della Sardegna e, segnatamente dello scalo di Olbia, richiama l’Accordo Quadro firmato a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, il 26 giugno 2016, e gli obiettivi del piano industriale post-fusione con Qatar Airways presentato a Milano nel febbraio 2018.  Tuttavia, a rileggere l’Accordo Quadro del 2016 non si fa espressa menzione allo scalo gallurese del Costa Smeralda. Nei contenuti è focalizzato sugli organici aziendali, sui numeri e la loro ripartizione settoriale. E nella forma, oltre le frasi di rito, si ha la sensazione col senno di poi che il management aziendale abbia voluto tenersi aperte tutte le porte, considerato che all’epoca l’accordo con Qatar Airways, dato per imminente, era ancora lontano.
La base di Olbia non viene menzionata neanche nel verbale del successivo incontro di monitoraggio sullo stato di attuazione dell’Accordo Quadro, tenutosi sempre al MISE a dicembre del 2016 e convocato dall’allora vice-ministro Teresa Bellanova. Presenti i manager del gruppo  (ancora Meridiana), le sigle sindacali di categoria, una rappresentanza tecnico-politica dei ministeri delle Infrastrutture, del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nel verbale stilato al termine dell’incontro  si legge la preoccupazione della Bellanova e le riserve dei sindacati per i ritardi nell’attuazione degli impegni sottoscritti sei mesi prima nell’Accordo Quadro; la rinviata fusione con Qatar Airways e la mancata presentazione di un piano industriale. Le dichiarazioni dei manager presenti all’incontro sono però rassicuranti; la firma del memorandum d’intesa preliminare con Qatar Airways attesta la volontà della fusione, da perfezionarsi all’inizio del 2017 con relativa, e quindi imminente,  presentazione anche del piano industriale (in realtà avverrà tutto nel 2018). La causa del ritardo  è dovuta agli aspetti tecnico-giuridici dell’iter procedurale dettato dalle norme europee.  Con riferimento all’organizzazione del personale, il manager Staffa Guidi conferma gli impegni sottoscritti nel citato Accordo Quadro : l’impiego di quasi 1400 unità lavorative suddivise nei diversi settori operativi e società del gruppo; l’avvio dell’addestramento dei piloti su nuove macchine; il riassorbimento degli esuberi nel ramo Meridiana Maintenance temporaneamente sospeso perché si sta operando con una flotta ridotta; il riallineamento dei profili contrattuali e delle retribuzioni. A parte qualche rallentamento la tabella di marcia sembrerebbe quella concordata con gli altri firmatari dell’Accordo Quadro, ma il sindacato esprime forti riserve sul trasferimento  degli addetti alla base di Cagliari e sulla sua conseguente chiusura, di cui non si era mai discusso nelle riunioni precedenti.  I rappresentanti dei lavoratori insistono anche sulla necessità di avere presto chiarimenti sulle strategie aziendali e di conoscere il piano industriale, richiamando il management al rispetto degli accordi sottoscritti sei mesi prima.
La verifica sullo stato di attuazione dell’Accordo Quadro non si era chiusa in modo pienamente soddisfacente dal punto di vista sindacale, ma l’azienda prende tempo assicurando la presentazione del piano industriale una volta raggiunto l’accordo di fusione con Qatar Airways. Così è stato, benché siano trascorsi ulteriori 14 mesi, e il 19 febbraio 2018 a Milano si tiene  la conferenza stampa per annunciare la nuova partnership. Ed è lo stesso Al Baker, amministratore delegato di Qatar Airways, che nel presentare ufficialmente la nuova Air Italy  la candida a diventare primo vettore nazionale, con hub internazionale a Malpensa e Olbia sede dei voli a  corto raggio.  Olbia “sede naturale di Meridiana e un aeroporto fra i migliori d’Europa” viene dichiarato dai top manager del gruppo, nella stessa occasione. Ma c’è qualche nota stonata, sempre col senno di poi. Negli ambiziosi obiettivi del piano industriale: ricambio totale della flotta; implementazione dei servizi secondo gli standard qualitativi di Qatar Airways;   un programma di investimenti per l’espansione delle rotte su Malpensa e Fiumicino, destinati nei programmi di Air Italy a diventare il primo e il secondo scalo per i voli internazionali e intercontinentali. E il Costa Smeralda?  Al “consolidato network prevalentemente stagionale  su Olbia-Costa Smeralda, base storica e sede principale della compagnia, resta un ruolo di affiancamento” dichiara in quell’occasione  il manager Marco Rigotti.  Come dire  “complementare”,  rispetto al ruolo preponderante di Milano e Roma nei piani di sviluppo di Air Italy.  Ma non marginale  o  residuale come oggi,  a distanza di pochi mesi da quelle dichiarazioni, appare il ruolo della base di Olbia se svuotata di 51 professionalità destinate a quella di Malpensa.
E se l’ex ministro Del Rio nel giugno 2016, all’indomani dell’Accordo Quadro, auspicava la futura fusione con il Qatar per garantire “un rafforzamento della presenza della Compagnia in Italia con servizi per la Sardegna e internazionali”, dopo l’annuncio dell’avvenuta fusione le reazioni della politica e dei sindacati furono a dir poco tiepide. Quelle delle segreterie territoriali di CGIL, CISL e UIL, dubbiose per lo scarso impegno che nel piano industriale la nuova compagnia aerea riservava alla Sardegna. Il presidente Francesco Pigliaru definì la fusione come : “l’avvio di un percorso importante, in cui la Sardegna continua a mantenere un ruolo centrale” ma aggiunse un monito “L’inizio di un progetto di sviluppo rispetto al quale siamo fiduciosi e vigileremo perché resti saldamente ancorato alla nostra regione”.
Il mantenimento del quartier generale di Air Italy a Olbia lasciava ancora qualche margine di speranza sul ruolo centrale  della Sardegna nelle attività di sviluppo della compagnia. Poi le 51 lettere di trasferimento alla base di Milano e le poco incoraggianti dichiarazioni di Marco Rigotti, alla fine dell’incontro in Regione il 6 luglio scorso, hanno  confermato l’avvio di una strategia aziendale nel segno opposto, quello del disimpegno e della smobilitazione dall’Isola di asset significativi.
Una ben magra consolazione quella di lasciare la “testa” della compagnia al Costa Smeralda, se confrontata  alla grande soddisfazione del sindaco Giuseppe Sala, che salutava la scelta di  stabilire la base operativa di Air Italy all’aeroporto di Malpensa. Una  grande occasione di sviluppo in termini di investimenti e ricadute occupazionali che proiettano sempre di più Milano e il suo territorio in una prospettiva internazionale. Con buona pace di Olbia e della Sardegna, in attesa degli esiti dell’incontro al Ministero dello Sviluppo  Economico richiesto dalla Regione.