Appalti sotto la lente del TAG

Con il protocollo d’intesa, siglato oggi a Olbia da sei organizzazioni imprenditoriali e tre sindacali, è stato ufficialmente istituito l’Osservatorio Paritetico Territoriale sugli Appalti. Firmatari i vertici delle categorie produttive e delle forze sociali già aderenti al TAG – Tavolo Associazioni Gallura : AGCI, Cna, Confapi, Confartigianato, Confagricoltura, Confcommercio, Cgil, Cisl e Uil.
Obiettivi dell’Osservatorio attivare in tutta la Gallura ogni azione positiva necessaria a garantire il rispetto dei principi di legalità, trasparenza, qualità nelle procedure di affidamento degli appalti pubblici di beni e servizi; la corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali di settore, degli obblighi assicurativi, contributivi e in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro; insieme alla disciplina del passaggio dei lavoratori dall’impresa cedente a quella subentrante nella delicata fase del cambio di appalto.
Un’iniziativa quella formalizzata dal TAG  che riscontra un unico  precedente nella provincia di Cagliari, ma con un accordo limitato al settore della cooperazione, mentre in Gallura si annuncia come l’impegno al monitoraggio in tutti i settori produttivi interessati dalle procedure pubbliche di affidamento di beni e servizi. L’ambito di intervento dell’Osservatorio riguarderà l’erogazione dei servizi socio-sanitari, assistenziali, educativi, d’inserimento lavorativo; insieme alla produzione di beni destinati alla collettività da parte di micro, piccole e medie imprese agricole, industriali, cooperative, artigiane e commerciali. 
Sotto i riflettori quindi gli appalti pubblici a tutto tondo, con un’attenta sorveglianza sull’attività delle stazioni appaltanti e delle imprese aggiudicatrici dei bandi pubblici di gara. Come è stato rimarcato nel corso della conferenza stampa di presentazione del Protocollo, è fortemente avvertita l’esigenza di contrastare in modo particolare il damping contrattuale, spesso all’origine degli eccessivi ribassi nei prezzi di aggiudicazione dei lavori o nelle forniture di servizi, una pratica frequente che danneggia con forme di concorrenza sleale le imprese, che applicando correttamente le norme e i contratti  di lavoro, vengono messe fuori gioco non potendo competere su un mercato viziato da prassi distorsive delle regole.
L’iter del Protocollo si perfezionerà nei prossimi giorni con il deposito presso la Direzione Territoriale del Lavoro, l’invio ufficiale al Prefetto, agli enti locali e a tutte le pubbliche amministrazioni. L’Osservatorio si doterà di un ufficio di coordinamento che, oltre ad accogliere segnalazioni di imprese e lavoratori in ordine a procedure anomale o prezzi incongrui, avvierà un’attività di verifica diretta a misurare la qualità generale del sistema appalti in Gallura evidenziando con comunicazioni, note o pareri le eventuali criticità in fase di gara o svolgimento. Obiettivo, questo, definito “strategico” dalle organizzazioni istitutrici dell’Osservatorio per la valorizzazione delle professionalità coinvolte, anche in un’ottica di miglioramento delle competenze degli operatori pubblici e privati.
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Vittime invisibili

Una realtà drammatica e sottovalutata quella della violenza assistita, delle cui gravi conseguenze si parla poco, e soprattutto non considerata dall’ordinamento giuridico italiano come una fattispecie autonoma di reato. La definizione di “violenza assistita” riporta al centro dell’attenzione i minori, i bambini e le bambine che sono le vittime collaterali, i testimoni diretti o indiretti, degli episodi di violenza che si compiono all’interno del loro nucleo famigliare.
Se ne è discusso a Olbia alla biblioteca civica Simpliciana, in occasione della presentazione del volume “La violenza assistita. Da fenomeno a reato”, alla presenza degli autori Giacomo Crovetti, avvocato, e Cristiano Depalmas docente all’università di Sassari. Promossa dal Centro Antiviolenza Prospettiva Donna, rappresentato da Patrizia Desole, rientra tra le iniziative organizzate per la ricorrenza internazionale del 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, con il patrocinio del comune di Olbia e la presenza dell’assessore alla Pubblica Istruzione, Sabrina Serra.
La pubblicazione prende le mosse dall’analisi della violenza assistita come fenomeno sociale tanto rilevante, quanto sottovalutato in particolare dal legislatore, avvalendosi di sentenze che possono rappresentare validi punti di riferimento, e con un testo che vuole essere divulgativo con l’obiettivo – hanno chiarito gli autori – di aprire un dibattito pubblico sul tema e dare la più ampia diffusione alla loro “provocazione”. Così hanno definito la proposta di aggiungere alla legge 572 del codice penale, che punisce i maltrattamenti in famiglia, l‘articolo 572 bis di cui Crovetti e Depalmas hanno redatto il testo aperto ai suggerimenti di modifiche e integrazioni da parte di chi voglia impegnarsi con loro in questa iniziativa. La violenza assistita entrerebbe cosi a pieno titolo nell’ordinamento italiano con una norma specifica che la configuri come reato autonomo e ne renda automatica la procedibilità d’ufficio.
Con l’ausilio anche di supporti video e dei disegni realizzati da bambini vittime di violenza assistita è stato spiegato durante l’incontro quali traumi questi subiscano quando tra le mura domestiche che dovrebbero proteggerli sono invece testimoni di una conflittualità negativa che sfocia nella violenza verbale, fisica, psicologica o economica nei confronti di madri, sorelle o loro fratelli. Il clima di tensione, la violenza respirata o agita generano conseguenze devastanti nelle vittime dirette come in quelle indirette. Danni visibili in disturbi del comportamento che rappresentano nei bambini il primo campanello d’allarme; traumi più gravi, invisibili o negati, che tuttavia si manifestano a distanza di tempo.
Patrizia Desole ha ricordato come Prospettiva Donna e i centri antiviolenza siano in prima linea nell’ascolto e nel sostegno ai minori vittime di violenza assistita in famiglia, ma occorre una legge per proteggerli anche sotto il profilo giuridico. Oggi la legge 572 configura  la violenza cui assistono i figli minori, in caso di maltrattamenti continuati in famiglia, come un’aggravante e non un reato autonomo, quindi non procedibile d’ufficio, e lasciando al giudice la sola facoltà di disporre eventuali misure di protezione a tutela dei minori.

Un gesto educativo

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I bambini come sempre rubano la scena. Riscaldava il cuore il sorriso dei tanti che oggi erano al fianco dei genitori impegnati come volontari nella giornata nazionale dedicata alla Colletta Alimentare, giunta quest’anno alla 22’ edizione. Numerosi i punti vendita della grande distribuzione che hanno aderito all’iniziativa anche in Gallura, intensa la partecipazione dei volontari: donne e uomini di ogni età con le pettorine gialle all’ingresso e alle casse dei supermercati.

Oltre 200 i volontari nella sola Olbia, tra veterani ma anche alla prima esperienza, organizzati in squadre che a turni si sono avvicendate per sensibilizzare all’acquisto di beni alimentari di prima necessità e non deperibili da un elenco standard predisposto dagli organizzatori. Oltre a Olbia anche Tempio, Calangianus, Luras e Budoni i comuni galluresi coinvolti nell’iniziativa che lo scorso anno nel territorio ha traguardato l’importante risultato di 12,5 tonnellate di alimenti raccolti. Un segnale del grande cuore dei galluresi che non solo in questa giornata si ricordano di aiutare chi è rimasto indietro perché grazie all’attività del Banco Alimentare le donazioni di cibo possono essere fatte tutto l’anno. Anche se il sostegno non è mai abbastanza. Il numero dei poveri nel nostro Paese ha raggiunto numeri che sfiorano i 6 milioni e fra questi i bambini rappresentano il dato più allarmante. “Non si può girare la faccia dall’altra parte, eppure alcuni ancora fingono di non aver sentito quando offrendogli un sacchetto gli spieghiamo cosa fare” ci dice un giovane volontario.

Chiediamo se sia più l’indifferenza o la conseguenza della lunga crisi economica a generare questo atteggiamento verso il dono del cibo ai poveri. La risposta chiama in causa anche un’altra ragione : la diffidenza. E rimanda a qualche vicenda giudiziaria che ha riguardato la gestione non trasparente delle donazioni e che di riflesso colpisce con un danno di immagine anche le tante associazioni che operano correttamente. Questo non ferma, anzi raddoppia l’impegno dei tanti volontari che come lui operano gratuitamente mettendo a disposizione tempo, energie, risorse nelle associazioni che in Sardegna e nel nostro Paese aiutano chi per le ragioni più diverse è in grave difficoltà. Le persone che donano vogliono essere rassicurate che il loro gesto di generosità arrivi a destinazione, a chi davvero ha bisogno del necessario all’esistenza.

Ed è un veterano della Colletta Alimentare con carte alla mano a spiegarci nel dettaglio le fasi operative della raccolta che seguono una procedura accurata e rigorosa,  che nulla lascia al caso. Tutti gli alimenti donati vengano classificati, suddivisi e inscatolati nei cartoni che ne indicano il contenuto e il peso,  riportati dai volontari nelle bolle inviate al centro nazionale del Banco Alimentare che provvede al calcolo esatto dei risultati della raccolta in tutta Italia. Dopo il temporaneo stoccaggio in un deposito custodito i pacchi della raccolta vengono trasportati negli unici due centri di distribuzione autorizzata in Sardegna : a Muros e a Cagliari. Qui solo le associazioni riconosciute dalla legge possono prelevare gli alimenti e consegnarli ai propri assistiti. “Partecipare alla colletta, anche con un piccolo contributo, è un grande gesto educativo”  ci ricorda  un volontario veterano. Allora a noi sembra ancor più importante il gesto educativo delle madri e dei padri che oggi hanno coinvolto i loro bambini nella partecipazione diretta alla Colletta Alimentare, come volontari o nell’atto del dono, anche semplicemente portandoli ad assistere a questa bella giornata di solidarietà perché il primo gesto educativo alla carità e all’amore per il prossimo nasce con il buon esempio appreso in famiglia.

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Fondo antiusura

 

 

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È stato finanziato anche per il 2019, con una dote di 18,9 milioni di euro,  il fondo statale presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze a sostegno di imprese e famiglie a “rischio usura”.

Il  Fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura (istituito dalla legge 108 del 1996) prevede l’assegnazione di risorse finanziarie a 109 Confidi e 37 tra Associazioni e Fondazioni impegnate nella lotta all’usura, che potranno così fornire garanzie per prestiti a imprese e famiglie in difficoltà economica e a rischio di cadere nello strozzinaggio. Dal  primo anno di attività (1998) a oggi, il Fondo ha erogato oltre 620 milioni di euro  a Confidi, Associazioni e Fondazioni  che hanno consentito di garantire più di 84 mila prestiti.

In Sardegna sono quattro le cooperative di garanzia o Confidi che beneficiano di risorse del Fondo e a cui  le imprese potranno rivolgersi : la  Cooperativa di Garanzia degli Artigiani e delle Piccole e Medie Imprese; la FINSARDEGNA;  la CRESFIDI e la GARANZIA ETICA.

Gli sportelli a supporto delle famiglie sono due, presso la Fondazione Antiusura Sant’Ignazio da Laconi O.N.L.U.S. a Cagliari e la Fondazione Santi Simplicio e Antonio  O.N.L.U.S. con sede a Sassari.

La Sardegna nel mondo con Insula

Promuovere la Sardegna nel mondo, valorizzando le eccellenze delle sue filiere produttive di qualità certificata perché diventino attrattori di un turismo esperienzale, non più legato solo ai luoghi ma anche alla conoscenza di sapori e saperi dei territori dell’Isola. La destinazione Sardegna come esperienza turistica identitaria  con la sua unicità di storia, tradizioni e cultura espresse dalle produzioni locali di eccellenza. Questo l’obiettivo del programma “Sardinia Quality World”, insieme alla piattaforma di marketing territoriale “Insula”, promossi dal Consorzio Industriale Provinciale del Nord Est in collaborazione con gli assessorati regionali all’Agricoltura e al Turismo presentati oggi a Porto Cervo nel corso di una tavola rotonda.
Insula, il contenitore unico, che mette in rete le filiere del comparto agroalimentare e vitivinicolo di qualità (a marchi DOP, DOC, DOCG, IGT, IGP, BIO) insieme all’artigianato artistico, alla moda e al design è stato descritto da Massimo Masia, responsabile Divisione Agrifood e Marketing Territoriale del Consorzio Industriale gallurese. Un grande spazio espositivo permanente in corso di realizzazione, affacciato sul golfo di Olbia, che ospiterà le produzioni di filiera certificate per qualità e origine sarda: carni, olii, pani, vini, paste fresche integrandole con isole di ristorazione tematiche e un ricco programma di iniziative promozionali, in parte già avviate, e molte altre in calendario. Apertura di spazi dedicati in luoghi a forte vocazione turistica internazionale, come quello al Fort Village, e nel maggio 2019 alla marina di Porto Cervo che con i suoi 800 posti barca rappresenta un altro hub strategico del turismo top-spender e dove nelle isole di ristorazione verranno serviti menu con piatti a km zero realizzati con i prodotti di aziende e cantine aderenti al network di Insula. La partnership con le compagnie di navigazione per inserire showroom di prodotti sardi sulle tratte da Olbia per Civitavecchia, Genova e Livorno. Inoltre la partecipazione alle più importanti fiere internazionali ed eventi del settore da Parma, a Milano e prossimamente a Parigi, Dubai, New York e San Francisco con strutture, racconti degli chef e work-shop per far incontrare i produttori sardi con i buyer esteri.
Oggi l’80% di prodotti alimentari presenti nell’Isola dalle carni, al pesce, al grano proviene da mercati esterni ma c’è anche una Sardegna fatta di imprese che investono in innovazione e sviluppo che per le dimensioni aziendali medio-piccole trovano molte difficoltà a incontrare il mercato e soddisfare le richieste in termini di quantità e tempistica. La piattaforma di Insula offre la possibilità di realizzare sinergie nell’approccio al mercato nazionale ed estero, ma anche un coordinamento per lo stoccaggio e la distribuzione con un unico centro operativo.
Il turismo esperienziale ricerca produzioni di qualità e il passo successivo, la vera sfida da raccogliere, è che la ristorazione in particolare quella inserita nel sistema della ricettività alberghiera, creda nella filosofia del programma del network di Insula inserendo nei menu piatti realizzati con prodotti sardi di qualità certificata.
La regione Sardegna che ha un ruolo centrale nel supporto e nella comunicazione del progetto era rappresentata dall’assessore all’agricoltura Pier Luigi Caria e dall’assessore al Turismo Barbara Argiolas.

Gallura pressing per la Provincia

Una richiesta di incontro urgente al presidente Pigliaru, governatore della Sardegna,  mobilitazione permanente della Gallura, pressing sui lavori degli organi legislativi della Regione perché il testo della legge istitutiva della provincia Nord Est, composto di soli due articoli, venga esaminato dalla commissione consiliare competente e portato in aula per l’approvazione entro i prossimi  60 giorni. Questa la tabella di marcia del percorso a tappe forzate che il territorio dovrà affrontare per riavere la Provincia e  decisa all’unanimità, oggi a Olbia, dai massimi rappresentanti galluresi nelle istituzioni locali e regionali, insieme  ai dirigenti scolastici, alle forze sociali e produttive del TAG. Condivisione unitaria del percorso e soprattutto dell’obiettivo: riportare a casa la provincia del Nord Est.
I ritmi serrati sono imposti dai mesi effettivi di lavoro rimasti, solo due alla fine della legislatura, non considerando dicembre. Pochi i 60 giorni a disposizione,  e allora occorre sguainare la spada e mettere in campo una  “sana aggressività”, ha detto l’ex parlamentare Gian Piero Scanu. Fondamentale, ha sollecitato Mirko Idili segretario CISL, “riscaldare i cuori” perché la riproposizione della nuova Provincia non assomigli allo schema già “rottamato” dal referendum popolare abrogativo della precedente che, se pur di breve durata, si è distinta soprattutto per la litigiosità. Occorre quindi, parlare alle comunità galluresi e spiegare che il “vuoto lasciato, senza alternative di autogoverno locale”  ha concluso Idili, apre la strada a uno sviluppo deciso altrove che ricade sul territorio con gravi mancanze nell’offerta di  servizi essenziali  ai cittadini.
Nominati al termine dell’incontro i componenti del comitato di mobilitazione permanente: saranno i sindaci di Olbia e Tempio, Nizzi e Biancareddu, in rappresentanza dell’intera Gallura; Antonio Satta delegato della conferenza dei 26 sindaci della ex provincia di Olbia-Tempio; i due assessori della giunta regionale Caria e Careddu; i quattro consiglieri regionali Fasolino, Meloni, Satta e Zanchetta; Deiana presidente dell’ANCI Sardegna; due esponenti per le sigle sindacali e imprenditoriali componenti del TAG, il tavolo delle associazioni galluresi.
Sarà questa la cabina di regia che dovrà organizzare e guidare la mobilitazione della Gallura verso l’obiettivo provincia del Nord Est. Ai consiglieri regionali in particolare il compito di presidiare i lavori della commissione consiliare competente, ma per tutti l’impegno a incalzare la Regione, a lavorare per costruire il consenso nel proprio gruppo consiliare e nel partito di appartenenza, non dimenticando di stare attenti ai furbi da stanare : quelli che si mostreranno favorevoli per poi lavorare  nell’ombra a seminare ostacoli lungo il percorso.

La Gallura rivuole la sua Provincia

Una voce unica, una richiesta non negoziabile : la Gallura non vuol tornare con Sassari e chiede unanime di riavere la sua provincia del Nord Est. Oggi a Cagliari, nella sede della prima Commissione Permanente del consiglio regionale, una nutrita delegazione gallurese composta da sindaci,  rappresentanti delle forze del lavoro e delle imprese – a nome delle 9 sigle sindacali e datoriali del TAG – ha portato ai capigruppo consiliari la richiesta di accelerazione dell’iter deliberativo della proposta di legge istitutiva, bloccata nella  competente Commissione che non l’avrebbe ancora mai discussa. La Gallura chiede che venga portata in aula, all’esame del consiglio regionale sardo, e che il voto finale sia palese per avere contezza dei partiti favorevoli e di quelli contrari, in modo che il territorio si regoli di conseguenza in vista delle elezioni regionali a febbraio 2019. Come è stato chiarito nella riunione plenaria di lunedì a Olbia nella sede dell’ex Provincia perduta.
Ma la strada sembra in ripida salita, non solo perché la legislatura è ormai alle battute finali e i tempi stringono ogni giorno di più. Altri aspetti critici, e non di poco conto, li ha messi sul tavolo  lo stesso presidente della prima Commissione, Francesco Agus, che pur riconoscendo l’unità mostrata dalla Gallura come elemento differenziale positivo, ha sottolineato la necessità di evitare forzature nei tempi di presentazione all’aula e l’importanza di trovare una condivisione politica per evitare la “morte della proposta di legge”. E se pure sul fronte politico si trovasse un’ampia convergenza per rispondere alle legittime aspirazioni dei galluresi ad autodeterminarsi, resterebbe da risolvere in via preliminare un altro aspetto di natura tecnico-giuridica che sembra una matassa non meno aggrovigliata della prima. Si tratta dei possibili rilievi di incostituzionalità (e rischio di conseguente impugnazione) che potrebbero sollevare  Governo e Corte Costituzionale con riferimento alla riproposizione di una legge già abrogata dal referendum popolare.
 “Bisogna costruire una legge basata su un terreno stabile” ha concluso Agus, assicurando il tal senso il suo impegno  come presidente della Commissione. E l’impegno ad appoggiare le rivendicazioni della Gallura sembra lo abbiano confermato, a nome del gruppo politico di appartenenza, tutti i rappresentanti in consiglio regionale presenti all’incontro di oggi.  Benché con sfumature diverse, o meglio alcuni in modo incondizionato e altri con qualche motivata riserva. Considerando l’orizzonte offuscato dalla campagna elettorale, ancora non ufficialmente aperta, ma di fatto  in corso da tempo, la Gallura dovrà sapersi muovere con attenzione nel terreno minato della politica che si prepara alla corsa del prossimo febbraio. La partita provincia del Nord Est è fondamentale per il territorio e sarà la cartina di tornasole per tastare il polso alla credibilità dell’attuale classe politica : se la volontà ci fosse davvero, la legge si potrebbe approvare  nei tre mesi ancora utili prima di fine legislatura.

Aiuti alla promozione dell’export

aerial view of city lit up at nightA partire da oggi e fino al 20 febbraio 2019, le imprese sarde di micro, piccole o medie dimensioni potranno presentare la richiesta di un contributo regionale per la promozione sui mercati esteri dei propri prodotti o servizi. L’aiuto previsto dal bando regionale ha la finalità di migliorare il grado di competitività del sistema produttivo della Sardegna e di creare opportunità di nuovi business rafforzando la promozione sul mercato internazionale. Le imprese potranno richiedere da un minimo di 15.000 fino a un  massimo di 150.000 euro su un piano di internazionalizzazione che abbia l’obiettivo di entrare o consolidare la loro presenza nei mercati esteri. Il contributo dovrà essere finalizzato a coprire i costi per l’acquisto di servizi di consulenza, di realizzazione e gestione di stand per partecipare a fiere e mostre; per le spese nella realizzazione di campagne e strumenti promozionali anche on-line; i costi  dell’organizzazione e la realizzazione all’estero di missioni, workshop, educational tour.
I requisiti di partecipazione prevedono la sede operativa in Sardegna e iscrizione al registro camerale delle imprese competente per territorio, la regolarità della posizione contributiva e con la normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, non avere procedure concorsuali in corso, non essere beneficiarie, per la stessa iniziativa, di altri contributi pubblici per le spese oggetto dell’agevolazione. I settori di operatività delle imprese ammessi a partecipare al bando sono diversi : costruzioni, ricettività, attività di trasformazione, logistica e servizi di supporto ai trasporti via mare o altre vie d’acqua, gestione di porti o banchine, case editrici di libri, produzione o post-produzione di film e altri audio-visivi, consulenza informatica, produzione di software, attività artistiche, gestione di musei o siti storici.
Le domande di contributi dovranno essere presentate esclusivamente on-line sulla piattaforma informatica regionale cliccando sul link seguente:
https://bandi.regione.sardegna.it/sipes/login.xhtml
Le richieste di chiarimenti potranno essere inoltrate all’indirizzo:
programmaexport@regione.sardegna.it

Custodi di memoria e volano di sviluppo

I paesaggi rurali sono un bene comune a tutto tondo. Forza creatrice di  benessere e di sviluppo economico anche nel turismo, luoghi depositari di valori identitari tramandati dalle comunità che ne sono custodi e patrimonio da lasciare alle future generazioni. Il  tema è stato il filo conduttore dell’incontro promosso oggi da ANCI e regione Sardegna a Calangianus dove, nell’auditorium dell’ex convento, si sono confrontati  esperti  di agraria, scienze sociali e del paesaggio nell’illustrazione del progetto regionale di ricerca sui “Paesaggi Rurali della Sardegna”.  Un incontro dedicato all’ascolto delle comunità locali, preceduto da quelli in altri territori, per completare la fase partecipativa, di condivisione dei risultati dello studio, ma anche di raccolta di osservazioni e analisi delle criticità.
L’obiettivo è porre le basi per progettare gli scenari futuri dei paesaggi rurali con riferimento alla legge regionale di governo del territorio, ma anche candidare l’Alta  Gallura  all’iscrizione nel  Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali e Storici. La presenza nel catalogo ministeriale potrebbe rappresentare un volano per la promozione nazionale della conoscenza dei paesaggi rurali galluresi, come ha sottolineato Emiliano Deiana, presidente dell’ANCI Sardegna, intervenuto dopo il saluto di apertura del sindaco di Calangianus, Fabio Albieri.  Deiana ha ricordato quanto la diffusione della conoscenza dei luoghi, insieme alla salvaguardia di storia e cultura delle comunità locali, sia uno strumento efficace nell’impegno contro lo spopolamento delle aree interne.  Deiana ha menzionato la riqualificazione dei percorsi rurali  in Alta Gallura, in chiave di valorizzazione turistica, realizzata con il piano di sviluppo locale “Città di paesi della Gallura”,  ma anche gli investimenti nei centri storici di Aggius, Calangianus, Tempio, Luras. Esempio in cui  l’impegno degli amministratori locali si scontra, tuttavia, con il degrado circostante delle troppe case abbandonate. In proposito Deiana ha citato l’ultima rilevazione che ha censito in Sardegna circa 280.000 case disabitate e ha sollecitato l’azione congiunta di risorse pubbliche e investimenti privati per arginare lo spopolamento delle aree interne. “L’idea delle case a 1 euro sperimentata nella Barbagia di Ollolai è brillante, ma non so quanto sia esportabile in Gallura”, ha concluso il presidente dell’ANCI, e sindaco di Bortigiadas, evidenziando come all’integrità e al pregio estetico del paesaggio in Alta Gallura si contrapponga la presenza di pale eoliche, disseminate a pochi metri di distanza l’una dall’altra. Una materia, quella del governo del territorio, sulla quale non pochi amministratori  locali richiamano i decisori politici a una riflessione critica, perché venga riconosciuta loro la possibilità di intervento a garanzia di una maggior tutela del paesaggio, soprattutto nelle aree interne.
La ricerca presentata a Calangianus si avvale della collaborazione multidisciplinare di esperti dei due atenei sardi, degli apporti di assessorati regionali competenti e di enti quali Forestas, Laore, Agris ma anche dell’ISRE. E la presenza dell’istituto etnografico della Sardegna è fondamentale  per la raccolta di documentazione sugli insediamenti umani dei paesaggi rurali. Da una molteplicità di fonti sono emersi aspetti culturali che sono oggetto di studio e comprendono anche i miti, le leggende, le pratiche e gli usi rappresentando il patrimonio immateriale delle comunità rurali. I risultati della ricerca sono pubblicati sul sito   www.sardegnaterritorio.it   e accessibili ai link della pagina dedicata ai paesaggi rurali.

Autoriparazione tra crisi e rilancio

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Allarme per i segnali di crisi delle piccole imprese artigiane  che operano nel settore dell’autoriparazione. Se ne fa portavoce Giuseppe Pireddu, autoriparatore e presidente di Confartigianato Nuoro-Ogliastra, che evidenziando come i margini di guadagno del settore siano ormai “ridotti all’osso” spiega  anche le ragioni del declino. La concorrenza sleale degli operatori abusivi che fiacca la forza di resistenza sul mercato degli artigiani in regola e  la  perdurante crisi economica che incide anche sulla riparazione e manutenzione degli autoveicoli; fra le voci di spesa che nei budget dei consumatori  vengono ridotte o rinviate nel tempo. E le conseguenze negative pesano sull’economia del settore, ma anche sui livelli di efficienza e sicurezza dei veicoli aumentando  i  rischi nella circolazione stradale.
In Sardegna il settore offre servizi a oltre milione di autoveicoli tra le attività di carrozzieri, meccanici, riparatori  di impianti elettrici e di alimentazione, gommisti, autolavaggio e altre attività di manutenzione, impiegando 8.200 addetti, numero sottostimato per la difficoltà di censire gli operatori  irregolari. Un fenomeno   – stigmatizza Pireddu nella nota di Confartigianato  – che è : “Una piaga  contro cui bisogna far fronte comune, cittadini e imprese, perché provoca danni economici e sociali, alimentando un mercato fuori dalle regole e da ogni controllo”. Le fonti di dati ISTAT, UnionCamere e dell’Osservatorio di Confartigianato, richiamati nella nota, tracciano per la Sardegna un quadro in chiaroscuro da cui emerge che sono soprattutto i piccoli imprenditori artigiani a soffrire la crisi del settore, e in particolare i carrozzieri. Mentre  l’intero comparto, dal 2017 al 2018, mostra un tasso di crescita se pur lieve (+0,1%),  al contrario il segmento artigiano registra una flessione dell’1,5%. Un dato che fa riflettere poiché rappresenta l’80,9% delle imprese operative nel settore che in un anno ha perso 37 aziende. Anche l’analisi dei dati delle province sarde è tra luci ed ombre :  il  settore cresce a Sassari e  tiene a Nuoro, ma crolla a Cagliari e a Oristano.
Il rilancio potrebbe seguire percorsi diversi e paralleli. Intanto urge un maggior controllo, regolare e capillare, per scoprire le imprese irregolari, con una campagna di informazione-formazione degli addetti ai lavori sugli obblighi di legge da rispettare, ma anche una sensibilizzazione dei clienti  che oggi,  nei punti vendita al dettaglio e sulle piattaforme on line acquistano prodotti low-cost che permettono di risparmiare, ma non garantiscono la sicurezza e la qualità certificate dai marchi ufficiali. La crisi economica e la diffusione dell’e-commerce alimentano un mercato parallelo dove i rivenditori e i consumatori  possono reperire  con facilità pezzi di ricambio a prezzi più convenienti, ma di dubbia qualità. Anche questi sono profili di concorrenza sleale che danneggiano gli imprenditori regolari.  Confartigianato stima che, nel rispetto di norme e regolamenti a tutela del mercato e dei consumatori, un’impresa del settore affronti una spesa media annua di 1.000 euro solo per lo smaltimento regolare di oli, liquidi, batterie, materiale e ricambi non più utilizzabili. Costi  che gli operatori irregolari  non sostengono, alimentando così le discariche abusive con gravi conseguenze di inquinamento ambientale.
“A sostegno del settore”, conclude Pireddu, “presenteremo al Governo una proposta concreta”. Confartigianato chiederà che nella prossima legge di bilancio venga prevista la detrazione fiscale sui costi sostenuti dai clienti per i tagliandi di manutenzione programmati, nonché per le riparazioni di meccanica e carrozzeria di una certa entità. Si otterrebbero vantaggi sia nell’incentivare l’economia del comparto, che nel livello di efficienza dei veicoli e quindi di sicurezza stradale, ma anche sul fronte della tutela ambientale.